Riconoscere nelle letture d’autore le proprie paure per risolverle

Unità di apprendimento di Italiano per la classe seconda
di Maria Luisa Necchi

Compito unitario. L’alunno propone una tesi; ascolta racconti, legge documenti e raccoglie dati. Racconta con un linguaggio idoneo allo scopo quello che ha acquisito sull’argomento e trae conclusioni.

Competenza. L’alunno ascolta e comprende testi di vario tipo “diretti” e “trasmessi” dai media, riconoscendone la fonte, il tema, le informazioni e l’intenzione dell’emittente.

Obiettivi di apprendimento. L’alunno narra esperienze, eventi, trame, selezionando informazioni significative in base allo scopo, esplicitandole in modo chiaro ed esauriente ed usando un registro adeguato all’argomento.

Obiettivi formativi. L’alunno:
– in collaborazione con i compagni ascolta storie antiche, legge racconti di paure e ricerca leggende locali su testi;
– rielabora quanto appreso e conclude con un giudizio proprio.

Attività laboratoriale. Fase 1. L’insegnante stimola l’interesse della classe per le storie antiche e i racconti di paura. Tra le emozioni che caratterizzano l’età della preadolescenza c’è la paura, per questo l’insegnante decide di affrontare il problema con i suoi alunni. Ne parlano insieme e i ragazzi espongono esperienze personali che vogliono condividere. Il raccontarle inizia un percorso di risoluzione della paura stessa. Gli alunni si accorgono di questo effetto e si interrogano se, leggendo storie di paure, possano affrontare meglio le proprie. Decidono di provare.
L’insegnante guida la classe a raccogliere testi e spiega che cos’è una storia di paura.

STORIA DI PAURA
C’è una storia iniziale in un ambiente
inconsueto e inquietante.
Vi è un elemento misterioso.
Nella narrazione i sensi non percepiscono
più le cose come realmente sono.
Vi è suspense in crescendo.
Si svela il mistero e cala la tensione.
L’azione si amplia e il tono si rilassa.
C’è un elemento a sorpresa che
ristabilisce l’equilibrio iniziale1

Si leggono brani antologici2 e raccolte di fiabe di classi precedenti (Box 1) e testi pubblicati3. Le fiabe presentano sempre situazioni di angoscia da risolvere: la paura della matrigna cattiva, della perdita di una persona cara, dell’Orco, del lupo e così via, che rispecchiano quelle che ognuno di noi vive nel periodo dell’infanzia e della preadolescenza.

L’insegnante invita i ragazzi a svolgere un’indagine: devono farsi raccontare leggende dalla viva voce degli anziani. In questo modo vengono a conoscenza di storie e aneddoti di paure mai sentiti prima (Box 2); quindi mettono insieme le esperienze raccolte e cercano gli elementi affini, poi fanno paragoni con le proprie. Si apre un dialogo per scambiare idee e riflessioni: emerge che l’angoscia più ricorrente tra gli alunni è quella provocata dal buio; i ragazzi scoprono, con la spiegazione dell’insegnante, che il terrore del buio risale ai popoli antichi e ha loro permesso di difendersi dal pericolo delle fiere.

Vengono svelate altre forme di paura, come quella del malocchio e dei fantasmi, che nei tempi passati erano oggetto di racconti di esperienze vissute ed arricchite dalla fantasia – del secondo caso sono esempio le leggende sollecitate dalla vista di fuochi fatui, cioè dei gas di decomposizione di animali sepolti nelle campagne.

Si ritorna al tema principale: le proprie paure. I ragazzi devono scrivere e raccontare una loro esperienza personale sull’argomento; si assegna un voto alle composizioni.
A casa gli alunni dovranno provare a comporre un racconto di paura, tenendo presenti gli elementi che lo costituiscono, che sono stati anche evidenziati in aula in un cartellone murale.

L’insegnante valuta globalmente i lavori, per sapere se la classe ha seguito bene e può procedere nell’attività. Fa particolare attenzione ai risultati degli alunni in difficoltà, quelli più lenti nell’apprendimento per vari motivi: difficoltà mentali, disturbi dell’apprendimento, disturbi dell’attenzione e per ognuno di loro assegna compiti specifici; in accordo con l’insegnante di sostegno, somministra un questionario personalizzato con risposta VERO/FALSO o a scelta multipla; oppure, secondo i casi, fa riconoscere all’alunno, attraverso immagini, gli atteggiamenti di paura o fa disegnare se stesso in un momento di panico, o gli fa ripetere un breve racconto letto in classe.

Fase 2. Rielaborazione dei racconti di paura e ascolto dai media. Gli alunni, dopo aver letto diversi brani che raccontano episodi di paura e dopo aver discusso sull’argomento, rielaborano in gruppo alcune storie: cambiano i personaggi, ambientano i fatti nel loro mondo, cambiano il finale.
L’attenzione infine è rivolta alle due grandi paure, quella del buio e quella del lupo.
Attività 1. La classe si divide e lavora nei due sensi, scegliendo a piacere l’aspetto verso il quale è più interessata o ha qualche esperienza particolare da rielaborare.
Il primo gruppo seleziona i racconti del buio, che rilegge e ne trae gli elementi che li caratterizzano: la solitudine, un senso di colpa, il timore di una presenza malvagia forse destato da un programma televisivo non adatto; si cimenta quindi a creare un racconto originale a più mani – che potrà leggere ad altre classi alla fine dell’attività, o potrà stampare per donarlo ai genitori.
Il secondo gruppo lavorerà sulla paura del lupo. Noi ci soffermeremo su questa.
I ragazzi leggono la fiaba di Cappuccetto rosso dei Fratelli Grimm e cercano racconti nei libri di casa o della biblioteca scolastica e della città; poi leggono rielaborazioni moderne della fiaba con conclusioni alternative.

[…] Erano pronti, su un piccolo palco, alcuni suonatori, con il violino, la fisarmonica, la grancassa.
– È per la festa del tuo compleanno? – domandò.
– No, – rispose la nonna, – è per la festa del mio matrimonio. Sono sola da tanti anni e il principe azzurro è così bello che me lo sposo. Così tu avrai un nuovo nonno.
Il giorno dopo Cappuccetto Rosso tornò dalla mamma felice e contenta, ma percorse la strada in fretta in fretta, perché era accompagnata dal cane lupo che faceva buona guardia perché non si fermasse a chiacchierare o a perdere tempo4

L’insegnante dirige poi la loro attenzione alla vita nel Medioevo ed essi imparano che gli uomini erano spaventati dalla presenza del lupo, che si aggirava in quel tempo in branchi nelle foreste e che rappresentava un grave pericolo per i pastori ed i viandanti – nell’Editto di Rotari si parla della selvaggina uccisa dai lupi – tanto che gli stati avevano anche il compito di dargli la caccia. Nella diffusa povertà, gli uomini disputavano il cibo agli animali: gli uomini e i lupi non erano molto diversi nelle loro cacce e numerose leggi dell’Editto vietavano le razzie di bestie nei boschi. Vi sono tuttavia esempi di Santi eremiti che non furono molestati dai lupi – l’episodio di San Colombano che fu circondato da lupi, ma non assalito, anzi protetto dalle cattive intenzioni dei briganti.
Perciò talvolta animali ritenuti selvaggi furono ammansiti dagli uomini e fu stabilita tra loro una coabitazione, sia per una qualche attività o per pura compagnia5.

Attività 2. L’insegnante fa vedere il film “Balla coi lupi” di Kevin Kostner, dove in una indimenticabile scena risalta l’attaccamento di Due Calzini al soldato solitario, al punto di sacrificarsi pur di non abbandonarlo.
Segue un questionario di verifica della comprensione del linguaggio filmico.

Prosegue l’analisi della presenza del lupo nell’ambiente prossimo all’uomo e ai suoi rapporti con lui, ma nel secolo diciottesimo il lupo esce dalla vita quotidiana e viene a popolare il mondo delle fiabe con la sua fama di pericolosità. Oggi si parla di nuovo del lupo abitatore dei nostri monti – e anche delle nostre valli, esperienza ne fanno i pastori –  ripopolati delle antiche presenze.
Ma, la paura del lupo a volte diventa paura del lupo mannaro: “nel territorio inquietante dove l’uomo e l’animale non sempre si distinguono, si moltiplica quell’essere spaventoso che è il lupo mannaro6 (Box 3).

Attività 3. Gli alunni si fanno raccontare storie e cercano testi relativi a questa leggenda; per esempio, leggono la poesia Al lupomanaio di Luigi Poletti (Box 4) e il brano Incontro con il lupo manaro di Bruno Necchi (Box 5), testi dialettali che interpretano la sensibilità popolare sull’argomento, rivisitata dalla creatività dell’artista. Si mettono a disposizione le traduzioni in lingua italiana dei due testi proposti (All. 1 e All. 2).

L’insegnante mostra sulla rete testi teatrali di recite effettuate a scuola in anni precedenti o in altre classi o Istituti: vedi http://www.didatticare.it/elaborare-una-relazione-su-una-ricerca-effettuata/  e anche http://icferrari.wordpress.com/2005/12/22/la-nostra-recita, dove l’allestimento della recita Serade d’ ‘na vota a Puntremal rappresenta brani tratti dai testi di Bruno Necchi7, dei quali fa parte Incontro con il lupo manaro, citato sopra.
I ragazzi, inoltre, trovano riferimenti alla leggenda di questi uomini-bestia anche nella fiaba di classi in condivisione: Il bosco fantastico, in  http://www.marialuisanecchi.it/ilboscofantastico_fine.htm

[…] Questa foresta è terrificante: sotto un aspetto incantevole e ameno ci sono sabbie mobili, lupi mannari e farfalle che volando spargono una polvere velenosa.
Batuffolo Bianco e Noce, ignari, s’incamminano serenamente verso il pericolo.
Improvvisamente, appaiono cinque lupi mannari che ululano alla luna, con agghiaccianti versi mezzo umani e meno cagneschi.
Il coniglio e lo scoiattolo si arrampicano prontamente su un albero e, come per magia, i lupi spariscono: non possono salire. […]

Fase 3. Rielaborazione dei dati raccolti ed elaborazione di un giudizio conclusivo.
Gli alunni si sono resi conto che per studiare un fatto o un fenomeno devono consultare fonti diverse. Ora rielaborano le informazioni che hanno ottenuto e creano testi individuali relativi a storie di lupi o di lupi mannari, anche in dialetto. L’insegnante verifica gli elaborati e dà un voto. Infine, la classe si adopera insieme a scrivere un racconto a più mani su questo tema e lo può condividere in un blog di classe.
(Per i blog didattici consultare per esempio: https://icferrari.wordpress.com/author/icferrari/,       http://www.ilcaffedeilettori.it,   https://maestraleila.wordpress.com).
Può raccontare la sua storia ad un’altra classe in videoconferenza con la lavagna multimediale, attività molto gradita agli alunni che possono scambiare con i loro interlocutori racconti e pensieri, mentre si vedono.
L’insegnante organizza poi una discussione, nella quale gli alunni esprimono le loro impressioni sul lavoro svolto e formulano conclusioni: una potrebbe essere quella che la paura del lupo mannaro è risolta, pensando che le “sue” urla sono semplicemente quelle di un cane, come ha fine il racconto di Bruno Necchi:

In quel mentre si accende la luce della camera sopra la strada, si spalanca una finestra in fretta e un paio di baffi lunghi e grigi si affacciano.
“Sia lodato Iddio! Ramai an go’ pü përa d’gnënt!”.
“Cus ghèl, al më fië? T’è santù anca të ‘na scossa d’taramot!”.
“Ah, gnënt: a ghè un para d’lupi manari. Vün an ca’ e vün fëra. Venm’a dèr ‘na man, ch’ai ciapëma tüti dui ant un curp. Ti sënt cmì baiun?”.
“Toc d’un imbecille, a gher bsugn d’fer tant burdèl: tün sënt chiè al can di Landi, chi han ciüs an cantina quand ien andà a Nusa?”.
“Am parev sì… Ma tsè, anü vrev ch’as ciapëss përa l’Ernesta e la Maria. Tsè ben al don cmè clen!”.

Verifica, valutazione, monitoraggio. L’ipotesi che, se raccontate e analizzate, le paure dei ragazzi possono essere risolte viene convalidata in una tesi.
La discussione viene valutata singolarmente, per esempio con la seguente tabella:

rubrica valut Necchi UA3

 Monitoraggio. L’insegnante osserva il modo di porsi degli alunni di fronte al lavoro, in particolare di quelli con difficoltà e controlla il livello di attenzione in tutte le fasi. Si adopera perché interesse e applicazione siano sempre vivi, anche correggendo, se necessario, le fasi del progetto, secondo le esigenze didattiche ed educative che emergono.
La verifica sarà puntuale in tutte le fasi di lavoro e si articolerà sia dal punto di vista individuale che di gruppo. Test, questionari ed elaborati di più ampio respiro saranno richiesti lungo l’attività e la discussione finale avrà lo scopo soprattutto di chiarire il grado di competenza acquisito, ovvero quanto ogni alunno dimostra di essere cosciente delle abilità e delle conoscenze apprese in itinere per saperle utilizzare in altre occasioni.

                                                                                           Maria Luisa Necchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 


  1. Approfondimento in A. Barabino – N. Marini, Le pietre bianche, vol. 1, SEI 2010, pagg. 295-299 

  2. Esempi. Letture antologiche: L’avvocato e lo spettro, C. Dickens, in A. Barabino – N. Marini, Le pietre bianche, vol. 1, SEI 2010, pag. 302.
    La strega suprema, R. Dahl, in A. Barabino – N. Marini, Le pietre bianche, vol. 1, SEI 2010, pag. 315. Harry Potter e il mostro, J. K. Rowling, in A. Barabino – N. Marini, Le pietre bianche, vol. 1, SEI 2010, pag. 320 

  3. Storie e filastrocche di Lunigiana, a cura di C. Rapetti, Ed. Tarka, Mulazzo 2014 

  4. R. Denti, ORCHI BALLI INCANTESIMI, Einaudi Ragazzi, Trieste 1993 

  5. V. Fumagalli, Uomini e lupi, in Paesaggi della paura, Il Mulino, Bologna 1994, pagg. 71 – 77 

  6. MEDIOEVO. Lupi, serpi e altri eretici, In un volume dello storico Gherardo Ortalli, in http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/02/MEDIOEVO_Lupi_serpi_altri_eretici_co_0_9707023312.shtml 

  7. B. Necchi, La Crësa, Mori Editore, Massa 2013; Puntremal ‘na vota, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1971 

Un Commento:

  1. Bellissimo!! grazie all’autrice

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