Potenziare la comunicazione nella madrelingua

Unità di apprendimento di Italiano per la classe terza di Claudia D’Imporzano

Compito unitario. Realizzare uno spettacolo teatrale da rappresentare in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi (10 ottobre 1813), attraverso un lavoro di ricerca storica per l’elaborazione di un testo da mettere in scena. Competenza. Comunicare nella madrelingua.

Obiettivi di apprendimento (Leggere)

Obiettivi formativi. L’alunno:

  • compie una ricerca di tipo storico-letterario;

  • elabora un testo per una messa in scena.

Attività laboratoriali. Fase 1. Ricerca storico-letteraria. La prima fase dell’attività intende raccogliere notizie sulla figura politica di Giuseppe Verdi, testimoniata attraverso la corrispondenza epistolare; in particolare si delimiterà il campo al pensiero di Verdi nei confronti di Camillo Benso Cavour. I ragazzi si documentano, quindi, sulla figura del maestro Verdi, in quanto uomo politico. Si riporteranno nel presente lavoro alcune lettere1 e notizie storiche2. Giuseppe Verdi è un grande protagonista del proprio tempo, non solo da un punto di vista artistico, ma anche politico; egli partecipa al rinnovamento civile e politico della Patria sia attraverso la musica che le funzioni politiche: ricopre, infatti, l’incarico di deputato e, in seguito, di senatore. Nel 1859 Giuseppe Verdi rappresenta Busseto presso l’assemblea delle province del Ducato di Parma, le quali scelgono l’annessione al Regno di Sardegna. In questa occasione incontra, a Torino, Vittorio Emanuele II e Cavour3. Sebbene Giuseppe Verdi non nutra particolare fiducia nei confronti degli uomini politici del proprio tempo, egli mostra stima e ammirazione, ricambiata, verso Cavour. Verdi lo incontra presso la tenuta di Leri dopo che Cavour ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di primo ministro, in seguito al trattato di Villafranca;  di ciò è testimonianza la lettera sotto riportata, inviatagli da Verdi il 21 settembre 1859.

Eccellenza!…. io desiderava da molto tempo conoscere personalmente il Prometeo della nostra Nazionalità; né disperava trovar occasione per soddisfare per questo mio vivo desiderio. Quanto però non avrei osato sperare, è la franca e benigna accoglienza con la quale l’E.V. degnossi onorarmi. Io ne partii commosso! Non iscorderò mai quel suo Leri, dov’io ebbi l’onore di stringere la mano del Grand’Uomo di stato, al sommo Cittadino, a Colui che ogni italiano dovrà giustamente chiamare Padre della Patria. Accolga con bontà, Eccellenza, queste sincere parole del povero Artista che non ha merito se non quello di amare e d’aver sempre amato il proprio paese.

 Cavour fa a sua volta pressione su Verdi e gli scrive affinché si presenti alle elezioni del 1861 per il primo Parlamento del Regno d’Italia, appena sorto. Verdi aderisce all’invito di Cavour e pone la propria candidatura alle elezioni che si tengono il 27 gennaio per la circoscrizione di Borgo San Donnino.

… ottiene la maggioranza relativa e al ballottaggio del 3 febbraio, con 339 voti contro 206 di Giovanni Minghelli Vaini, viene eletto deputato. Raggiunge Torino con la moglie il 14 febbraio, e il 18 è presente alla cerimonia inaugurale del nuovo Parlamento italiano. Partecipa ad altre riunioni, fra cui quella del 14 marzo, quando Vittorio Emanuele II viene proclamato per acclamazione re d’Italia … e quella del 27 marzo per la scelta di Roma come futura capitale d’Italia; in questa occasione vede per l’ultima volta Cavour4.

Così Verdi scrive ad Angelo Mariani, il 16 gennaio del 1861:

non ti sorprendere se mi vedi a Torino! Sai perché sono qui? Per non essere Deputato, altri brigano per essere, io faccio tutto il possibile per non esserlo…

L’invito gli era giunto da Cavour, mediante una lettera inviatagli il 10 gennaio 1861:

So che le chiedo cosa per lei grave e molesta. Se ciò malgrado insisto, si è perché reputo la sua presenza alla Camera utilissima. Essa contribuirà al decoro del Parlamento dentro e fuori d’Italia; essa darà credito al gran partito nazionale, che vuole costituire la nazione sulle solide basi della libertà e dell’ordine; ne imporrà ai nostri imaginosi colleghi della parte meridionale d’Italia, suscettibili di subire l’influenza del genio artistico più assai di noi abitatori della fredda valle del Po.

Di ciò Verdi riferisce a Francesco Maria Piave, il 4 febbraio 1865:

Quale stranezza è mai la tua di domandarmi notizie e documenti sulla mia vita pubblica e parlamentare?… La mia vita parlamentare non esiste. Son deputato, è vero, ma quasi mai io stesso non so perché lo sia. So che al momento delle elezioni, io venni proposto, e rifiutai; quando saputolo, non so come, il Conte di Cavour mi scrisse esortandomi ad accettare. Imbarazzato a rispondere a questa lettera risolsi d’andare a Torino. Mi presentai al Conte in un giorno del mese di Dicembre a cinque ore del mattino, con 12 o 14 gradi di freddo e dopo un colloquio abbastanza lungo, finii coll’accettare alla condizione che dopo qualche mese avrei data la mia dimissione. Fui eletto, e frequentai nei primi tempi la Camera, fino alla giornata solenne in cui si proclamò Roma Capitale d’Italia. Dato il voto mi avvicinai al Conte e gli dissi: – Ora mi par tempo d’andarmene per i fatti miei. – No – rispose – andiamo prima a Roma. – Ci andremo? – Sì. – Quando? – Oh quando, quando! …. Presto. Furono queste, per me, le ultime sue parole! Poche settimane dopo moriva!! Io partii per la Russia … Per due lunghi anni fui assente dalla Camera, e dopo non vi ho assistito che ben di rado. Più volte fui per dare la mia dimissione, ma qualche intoppo è nato sempre a impedirlo, e sono ancora deputato, contro ogni mio desiderio, contro ogni mio gusto, senza avervi né inclinazioni, né attitudine, né talento. Ecco tutto. Volendo, o dovendo fare la mia biografia come membro del Parlamento, non vi sarebbe che a stampare nel bel mezzo di un foglio bianco, a grandi caratteri: I 450 non sono realmente che 449 perché Verdi, come deputato, non esiste.

È interessante sapere che Verdi, coglie ogni attimo per dedicarsi alla sua musica: durante una delle sedute in Parlamento compone la romanza Il brigidin5 e il 3 giugno firma il contratto per l’opera La forza del destino, su libretto di Piave, da rappresentare a San Pietroburgo. Il 6 giugno Cavour muore e Verdi, alle prese con il libretto del La forza del destino, così scrive a Opprandino Arrivabene, il 6 giugno 1861: Al momento di partire sento la terribile notizia che mi uccide! Non ho coraggio di venire a Torino; né potrei assistere ai funerali di quell’Uomo — Quale sventura! Quale abisso di guai! Il 12 giugno scrive a Enrico Tamberlick: Arrivo in questo momento a Torino e trovo qui la vostra lettera e le scritture giacenti qui da qualche giorno (Verdi si trova a Torino per la presentazione del ministero diretto da Bettino Ricasoli). La sventura che ci coglie è così grande che io non mi posso riavere. Non ho la testa né a leggere né a parlare d’affari. (il riferimento è alla morte di Cavour). Il 14 giugno fa celebrare a Busseto una messa per la morte di Cavour  e così si rivolge a Opprandino Arrivabene: Le esequie a Cavour furono celebrate Giovedì con tutta la pompa che poteva aspettarsi da questo piccolo paese. Il clero celebrò gratis e non è poco (il riferimento allude ai difficili rapporti tra Stato e Chiesa). Io ho assistito alla funebre cerimonia in pieno lutto, ma lutto straziante era nel cuore. Inter nos, io non potei trattenere le lagrime e piansi come un ragazzo… Povero Cavour! E poveri noi. (Sant’Agata, 14 giugno 1861). Qualche anno più tardi il ricordo di Cavour sarà ancora vivo nell’animo di Verdi:

Caro Arrivabene, Voleva aspettare a scriverti che fosse finito questo per me maledettissimo 1867, ma desidero che t’arrivino i miei auguri in tempo pel nuovo anno. Non so se veramente per un Italiano che ami con sincerità e disinteresse il proprio paese, l’anno 1868 potrò essere molto felice; nonostante ti auguro in questo ogni bene possibile. Tu hai ben ragione: “Cavour ha portato seco il senno e la fortuna d’Italia”. (Genova, 29 dicembre 1867).

Giuseppe Verdi si dimette da deputato nel 1865, nonostante ciò continuò a seguire i lavori parlamentari e la vita politica della sua cara patria Unita, libera, parlamentare, per la cui nascita aveva offerto il proprio contributo.

Fase 2. Elaborazione di un copione per una rappresentazione teatrale. I ragazzi, divisi in piccoli gruppi, elaborano il testo da sceneggiare. Essi devono prevedere: attori, scenografie, musiche. Non devono poi mancare le annotazioni per gli spostamenti degli attori in scena; si può prevedere la presenza di un narratore che introduca l’argomento e tenga le fila del discorso. Un alunno rappresenta Giuseppe Verdi e legge le proprie lettere ai diversi destinatari, che occuperanno la scena in veste di comparse (Angelo Mariani, Francesco Maria Piave, Opprandino Arrivabene…) Si possono inserire le musiche delle Opere verdiane contemporanee agli eventi. Le scenografie vengono decise e concordate con i ragazzi, sulla base degli eventi che si intendono mettere in risalto (la proclamazione del Regno d’Italia, la figura di Cavour e di Napoleone III, la città di Busseto, patria verdiana…).

Verifica, valutazione, monitoraggio. Il monitoraggio dell’attività deve avvenire in itinere. In particolare, l’insegnante deve osservare e guidare i ragazzi durante la fase iniziale di ricerca ed in seguito sulla capacità degli alunni di contribuire in modo efficace e creativo all’allestimento di uno spettacolo teatrale. La verifica e la valutazione sono riferite alla: capacità di raccogliere fonti e di valorizzarne le più significative, confrontandosi con i compagni di classe: sollecitata (accettabilità); attiva e autonoma (eccellenza); capacità di elaborazione di un copione teatrale; assistita (accettabilità); ricca e creativa (eccellenza).

                                                                                Claudia D’Imporzano


  1. E. Rescigno, Giuseppe Verdi. Lettere, Einaudi Editore, Torino 2012 

  2. E. Rescigno, Vivaverdi, BUR, Milano 2012 

  3. E. Rescigno, Verdi, Fabbri, Milano 2002 

  4. E. Rescigno, Vivaverdi, op. cit. p. 403 

  5. Il brigidino era una coccarda bicolore, bianco e rosso, in uso nel 1848. Pare che i milanesi del tempo portassero sul cappello o sul petto un brigidino al quale univano una foglia d’edera,  in modo da formare un tricolore particolare, tale da non poter essere condannato dalla polizia austriaca. La musica fu composta da Verdi nel marzo del 1861 su uno stornello di Francesco Dall’Ongaro 

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