Padroneggiare segni e suoni esplorando l’abbecedario

Unità di apprendimento interdisciplinare di ItalianoMusica per la classe prima
di Maria Luisa Necchi e Annalia Valentini

 Compito unitario. Ricercare e produrre a) parole o testi in cui si segue l’ordine alfabetico nella successione delle  lettere o delle iniziali di versi o strofe;  b) composizioni musicali nelle quali le note, le durate, gli intervalli, i timbri, si susseguono compiendo un giro completo.

Schema dell’UA

Prodotto. Ideare ed eseguire una composizione con testo e parte musicale, con le caratteristiche di un abbecedario di note e intervalli.

Competenze. Individuare collegamenti e relazioni. Comunicare.

Obiettivi di apprendimento
a) Scrivere testi di forma diversa sulla base di modelli sperimentati adeguandoli allo scopo.
b) Improvvisare, rielaborare e comporre eventi musicali utilizzando strutture aperte o semplici schemi ritmico-melodici.

Obiettivi formativi. L’alunno:
– riconosce che musica e parole si avvalgono di principi e operazioni uguali attraverso la ricerca e lo studio di musicisti e poeti;
– comprende che i musicisti e i poeti applicano i principi uguali su materiale diverso;
– elabora testi e melodie con le regole dell’abbecedario.

Attività laboratoriali. Fase 1. Italiano. Gioco dell’abbecedario. Ricerca di parole o testi nei quali le lettere iniziali delle singole parole o versi o strofe, si susseguono secondo l’ordine alfabetico.
Si intende far prendere confidenza agli alunni con l’alfabeto, che avranno imparato a memoria (anche gli alunni stranieri) e la composizione delle parole. Si propone di giocare all’abbecedario e si presenta la sfida della ricerca di parole nelle quali le lettere si susseguono secondo l’ordine alfabetico. L’insegnante divide la classe in gruppi eterogenei, che si sceglieranno “un capo” con l’incarico di guidare la gara in ordine e nel rispetto delle regole che verranno decise per tutti.

Attività 1. I gruppi si consulteranno al loro interno per essere pronti all’intervento.
Il gruppo n. 1 inizia e apre il gioco: dice tre parole che saranno scritte nel cartellone predisposto, se esatte; interverranno di seguito gli altri gruppi con le loro tre parole e a ripetere. Si attribuirà un punteggio per stabilire la vittoria finale ed assegnare lo stesso voto a ciascun membro del gruppo.
Alcune parole trovate: abete (lettere progressive, dove una vocale è ripetuta), abbino (dove una consonante è doppia), bacio, arso, ameni (vocali progressive e consonanti progressive in modo indipendente tra loro).

Attività 2. Si prosegue a cercare le parole che hanno tutte le vocali uguali e le consonanti che procedono per ordine alfabetico, es. assatanata1 (qui le consonanti sono ripetute).
Si propone poi di trovare versi o strofe che si susseguono secondo l’ordine alfabetico (alfabeto nel senso di carme alfabetico, variante dell’acròstico – che è la composizione di una frase usando le parole che cominciano con le lettere incolonnate di una parola -). La ricerca è guidata dall’insegnante, che fa conoscere, per esempio, l’antico testo del rinascimentale Teofilo Folengo, che potranno consultare nella biblioteca comunale, o di Garzo dell’Incisa, nonno del Petrarca che si cimentò a scriverne uno. I ragazzi impareranno che questo tipo di composizione era eseguita già nei secoli scorsi e che compare anche nella letteratura latina.

Attività 3. L’insegnante mostra poi come anche dei bambini possono realizzare un abbecedario e presenta questo, composto da bambini di una classe quarta:
Abbiamo Bisogno Ciascuno Di Evadere Facendo Giochi. Ho Impegnato La Mente Nell’Ordinare Parole. Qualche Rima Scoprirò, Testi Unici, Vivaci, Zampilleranno2.
Infatti, i giochi linguistici più divertenti si possono anche fare in gruppo. Anzi il gruppo offre stimoli ed interazioni cognitive e relazionali interessanti3.
Successivamente i ragazzi prendono visione di un esempio di abbecedario a filastrocca, realizzato in una terza classe4:

ANIMALROCCA (filastrocca degli animali: la regola prevede di parlare solo di animali e costruire una filastrocca a rima baciata)

imm necchi

((https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRr1RsyXvj2h2dL5ZNWEZ7h2-8PMphFrZxySXYQFpInZIVBxoYR_A ))

 

A è l’avvoltoio che vola nel cielo
B è la biscia che striscia sul melo
C è il castoro che rode una noce
D è il delfino che nuota veloce
E è l’elefante che sta sempre fuori
F è la farfalla dai mille colori
G è il gatto che è sempre matto
Hai capito è proprio un gatto!
I è l’istrice che va piano
L è il leone che va lontano
M è la mantide tutta verde
N è il nasello che nell’acqua si perde
O è l’orbettino che striscia in terra
P è il pappagallo che va alla guerra
Q è un quadrupede mangione
R è un rapace pasticcione
S è un serpente vanitoso
T è un tigrotto che fa il capriccioso
U è l’usignolo canterino
V è una vipera col piccolino
Z è una zebra che fa un bell’inchino.

E fa comporre un abbecedario strofa-per-strofa; accompagna gli alunni a cercare sulla rete e fa leggere L’alfabeto dei villani5 di Anonimo Pavano, del 1520 circa:

A Arare e rupegare con gran stente
quest’è la nostra prima leçion,
che n’ha insegnò i nuostri mazorente
B Bruscar le vi e meter di pianton,
a’ sé che ‘l vin che faon no ne fa male:
nu bevon l’aqua e gi altri beve el bon.
C Çetole po rëale e personale,
i sbiri si ne ten tanto agrezè
coegnom lassar i lieti e ‘l cavatale.
D Desculçi, senza calçe e strinçïè
sem sbrendolusi e tutti si ne inzerga,
e sempre a seomo i primi a sacchezè.
E E canta el preve sora i cuorpi e sberla
po ne castra i borseti a man a man.
Ghe vegna ‘l lango mo soto la cierga!
F Formento, megio, spelta ed ogni gran
per gi altri semenon; nu martoriegi
co un può de sorgo se fazon del pan.
G Gagii, galine, oche e polastriegi
gi altri si magna; e nu co un pò de nose
magnon di ravi, com che fa i porçiegi.
H Huomeni e done, tusi con le tose
el di tuti se stenta quanto i pole
e po la note su le mile cose.
I I soldè d’ogno banda si ne tole
e po ne lassa dopie le mogiere.
Seom sempre i primi a far le muzarole.
K Kason de pagia, tese è le letiere;
le stale de le bestie è pur megiore!
ogn’om spublicamente el pò vedere.
L Luvi de note se è nostri segnore.
Rospi e ranuogi si ne fa el discanto.
D’aseni e gagii aldom sonar le ore.
M Martori sem con duogia e con gran pianto;
le nostre carte dise: inspezorare.
Non sė como a’ possom me a sofrir tanto.
N Nassem tuti a sto mondo per stentare.
L’è sì degrazïà sta nostra nagia,
che d’ogno banda se sentom pelare.
O Odio se porton tuti in la coragia,
che se mostrom amisi al parlamento.
può se magnessomo el cuor in fritagia.
P Polenta e pori è ‘l nostro passimento ;
d’agio e scalogne el corpo se noriga ;
fra la zente n’andom spuzando al vento.
Q Quustion fra nu, e andom çercando briga ;
spendom la festa i bieçi in qualche balo ;
el pan ne manca e i nostri tosi çiga.
R Rustici seom ciamè ; non è gnian falo:
sem tuti falsi che ve-l vuò dir pure ;
no avom po pì rason com ha un cavalo.
S Strope e stropiegi uson da far çenture ;
le ne scusa per strengie e an per zuogia
e da ligar le gambe a le zonature.
T Tusi e le tose, ancora chi non vuogia,
atende ai puorçi fin che gi è passú.
Zoveni e veci tuti sem con duogia.
V Vache co i buoi, le bestie sta con nu ;
el mondo n’ha con biestie acompagnò ,
e pruoprio a muò de biestie seom tegnù.
X Xpo fo da vilan cruçificò ;
e stagom sempre in pioza, in vento e in neve,
perchè avom fato così grn pecò.
Y Phigiuoli che ghe nasse dentro al sieve
ghe faom le spese e si i tegnom in cà,
e no saom si gi è nuostri o pur di preve.
Z Zape e baïli , vanghe e l’agugià,
co i nuostri cortelaçi tachè al fianco :
quest’è la letra che n’è stà insegnà.

Infine, insegna ai suoi alunni una divertente variante dell’abbecedario: l’abbecedario tautogrammàtico6 , nel quale tutte le parole del verso hanno la stessa iniziale, A quelli del primo, B quelli del secondo e così via. Un esempio, il carme riassuntivo de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, di Adriana Castello:

Assatanato assedia angelicata
baluardeggiato da baffuti bravi
che, congelando un complice curato,
dividono i donzelli disperati.
Errano entrambi, eccoli esiliati:
fa fuggir la fanciulla il fiero frate,
giustizia giura il giovane, gettato
(hidalgo, oh horribilis hyaena!)
incontro a immeritati incastramenti.
Langue Lucia; le lacrime lucenti
mai molceranno monache e malvagi?
Nonostante nereggi la nottata,
oltre orribili ore, occultamenti,
paurosa pestilenza, il paradiso.
Qual quiete!
Renzo ritrova risanato e reso.
Spiran satiri e santi, il senzanome
tristo in timorato si trasforma.
Udiranno l’uffizio dell’unione,
vincolo vagheggiato ch’è vittoria,
zufoli, zefiri, zagare e zampogne.

Fase 2. Musica. Includiamo il termine abbecedario nella zona di intersezione musica e lingua; notiamo subito che anche se il termine non fa parte del linguaggio specifico musicale vi sono nella storia della musica, composizioni che potrebbero essere definite tali, perché organizzate con le stesse regole.
Anche a livello di produzione musicale si possono costruire abbecedari musicali sullo stimolo della successione ordinata di suoni (dal più acuto al più grave e viceversa), intervalli (dall’unisono all’ottava) che fanno da iniziali a frasi e frammenti della composizione.

Esaminiamo alcuni brani di musicisti illustri, che hanno usato come base delle loro composizioni note e intervalli, che si susseguono in gradazione come in un abbecedario.

Un esempio lo troviamo nell’Inno a San Giovanni Ut queant laxis che Guido d’Arezzo indicò come espediente per memorizzare e intonare lo schema esacordale:

                                                             ut-re-mi-fa-sol-la.

L’Inno è formato da sei emistichi, ciascuno dei quali comincia con una delle note dello schema in ordine diatonico ascendente: la prima frase da ut, la seconda da re, la terza da mi e così via.

Ut

 

Figura 1. Guido d’Arezzo, Ut queant laxis in notazione moderna; in rosso le note ascendenti dell’esacordo.

L’insegnante lo farà ascoltare e poi intonare da tutta la classe, successivamente dividerà la classe in due cori: al primo coro chiederà di eseguire l’inno, mentre all’altro di eseguire in contemporanea solo la sillaba iniziale di ciascun verso, ecco il risultato in partitura:

Inno

 

Figura 2

Guido d’Arezzo, Ut queant laxis, a due voci

Un altro esempio che impiega lo stesso procedimento, lo abbiamo con il canto Do-re-mi (dal film  Tutti insieme appassionatamente) del compositore americano di musica leggera Richard Rodgers (1902-1979). Anche questo canto, che percorre tutta la scala ascendente di do maggiore, andrà ascoltato ed eseguito sia con la voce che con gli strumenti a disposizione, si analizzerà poi lo spartito evidenziando le note della scala.

Fase 3. Musica. Produzioni originali degli alunni.

1. Costruire un Abbecedario di note:

Elabora in gruppo un brano vocale sulla falsariga dei brani vocali Ut queant laxis di Guido D’Arezzo e Do, re, mi  di Rodgers precedentemente ascoltati e analizzati.

Costruisci un testo che abbia all’inizio di ogni verso una sillaba-nota in successione ascendente o discendente; poi adatta al testo, suddiviso in sillabe e accenti forti, una struttura ritmica e una melodica che segua l’ordine scalare ascendente o discendente ed usi scale pentatoniche, esacordali, maggiori o minori.

Prova, con l’aiuto dell’insegnante, ad eseguirlo in coro.

L’insegnante presenterà come stimolo questa esemplificazione creata da un gruppo di ragazzi di prima media:

Esemplificazione 1Esemplificazione 2

Figura 3. Abbecedario giro di note: Micio gatto!

Dopo una breve presentazione sulla natura dell’intervallo melodico7, il docente farà ascoltare e subito dopo intonare e memorizzare il canone a tre voci, Intervalli di Franz Joseph Haydn (1732-1809). Il canto, dalla struttura auto-similare, può essere definito un abbecedario intervallare in quanto il suo testo, che snocciola in ordine crescente la serie degli ordinali al femminile, esprime i nomi e l’ampiezza degli intervalli che combaciano perfettamente con i suoni scritti sul pentagramma. Si canta la parola “prima” sulle note do-do corrispondenti all’intervallo di prima; la parola “seconda” mentre si eseguono le note do-re, corrispondenti all’intervallo di seconda; si dice “terza” e le note cantate sono do-mi, intervallo di terza, e così in ordine fino all’intervallo d’ottava: un do al terzo spazio che salta al do sotto al rigo col taglio in testa.

Successivamente si indirizzerà l’apprendimento all’ordine quantitativo degli intervalli, con la valutazione della loro ampiezza. Un primo modo di misurarla è contare sulle dita, per vedere quanti suoni della scala sono compresi tra il suono di partenza e quello di arrivo. Il conto necessario a determinare l’intervallo sarà ancora più facile se l’insegnante guiderà ad intonare i due suoni e le note intermedie di passaggio.

Un esercizio di verifica: l’insegnante consegnerà agli allievi una copia del canone di Haydn chiedendo loro di individuare e cerchiare in rosso tutti gli intervalli correlati alle parole; poi darà soluzione mostrando alla LIM la partitura con gli intervalli evidenziati in gradazione ascendente.

Esercizio di verifica

Figura 4. F.J.Haydn, Intervalli, canone a tre voci

Fase 4.  Italiano. Musica. Costruire un Abbecedario di intervalli.

Alla classe divisa in piccoli gruppi le insegnanti di italiano e musica chiederanno l’elaborazione di un testo e di una musica con le stesse caratteristiche del pezzo Intervalli di Haydn. Bisognerà, anzitutto, comporre un breve testo che elenchi in ordine gli intervalli musicali e le loro proprietà e reazioni emotive-affettive che suscitano nei ragazzi; subito dopo la scomposizione dei versi e la giusta collocazione degli accenti forti, ogni gruppo elaborerà una struttura ritmica di base a cui verrà adattata la sillabazione, con l’aiuto del docente si sceglierà la soluzione migliore. Per quanto riguarda la trasformazione del ritmo in melodia, si dovrà decidere la nota di partenza e se ordinare gli intervalli dal più piccolo al più ampio o viceversa; l’inizio di ogni frase dovrà contenere le due note dell’intervallo cantato, mentre il finale sarà libero.

Le regole dell’abbecedario in italiano e in musica serviranno ad organizzare un certo numero di esercitazioni riguardanti la successione obbligata di lettere, parole, suoni e intervalli, esercizi che favoriranno la coscienza dei movimenti congiunti ascendenti e discendenti, la padronanza della disposizione graduata di suoni, intensità, ritmi e timbri; l’acquisizione dell’orecchio ritmico e melodico, la formazione degli schemi cognitivi.

 Verifica, valutazione, monitoraggio. Il monitoraggio si attua lungo tutto il lavoro per quanto riguarda l’attenzione; nella fase più attiva per quanto riguarda l’applicazione, l’interesse, il rispetto delle regole nel lavoro di gruppo e l’apprendimento in itinere.
La valutazione che segue alle prestazioni degli abbecedari di note e di intervalli  terrà conto della
1. attinenza della composizione alla richiesta specifica,
2. ampiezza della produzione,
3. originalità della creazione di gruppo e personale e correttezza esecutiva.
Si considererà eccellente la prestazione conforme alle aspettative; accettabile la prestazione non del tutto conforme alle richieste.

                    Maria Luisa Necchi, Annalia Valentini

 


  1. http://www.misirizzi.it/Laboratorio%20del%20GIOCO/Dizionario%20dei%20giochi%20con%20le%20parole…Dossena%20Giampaolo.doc  

  2. http://www.valorescuola.it/mioweb/libri/staccioli/1.htm 

  3. Ibidem 

  4. Ibidem. 

  5. http://archive.org/stream/antichitestidile00lovauoft#page/84/mode/2up 

  6. http://www.edurisk.it/assets/files/versioniweb_volumi/AProvaDiTerr_new_web.pdf 

  7. L’intervallo melodico è la distanza tra due suoni in successione, a differenza dell’intervallo armonico in cui i suoni sono sovrapposti 

Un Commento:

  1. Mi sono impegnata molto nel progettare questa unità, specialmente nel reperire esempi da siti per potere facilmente risalire alle informazioni attraverso la rete. Penso che i colleghi abbiano un valido aiuto per svolgere un’unità analoga e mi piacerebbe avere un loro giudizio su questa unità e, se è stata applicata in qualche classe, mi piacerebbe sapere come è stata realizzata.
    Per qualsiasi chiarimento, si può chiedere nei commenti e, se i colleghi lo desiderano, potremmo scambiarci pareri con la posta.
    Buon lavoro.
    Maria Luisa.

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