Migliorare la didattica della Chimica. Intervista ad un esperto

Intervista al Dott.  Franco Rosso, a cura di Maria Caterina Vittori

La Chimica è una scienza naturale essenziale per descrivere e comprendere il mondo in cui viviamo;  costituisce, inoltre, il presupposto per la realizzazione industriale di gran parte di materiali e manufatti che sono diventati parte irrinunciabile della nostra esistenza. Per migliorare la percezione, da parte dell’opinione pubblica, della notevole presenza di questa scienza nella vita quotidiana, il 2011 è stato proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Chimica e nel tempo molte iniziative si sono susseguite per diffondere la cultura chimica di base ad un pubblico sempre più vasto.

Nella scuola quale spazio viene riservato alla Chimica, in particolare nel Primo ciclo? Quale didattica si dovrebbe utilizzare con ragazzi della primaria e della secondaria di primo grado perché possano comprendere l’importanza della Chimica e scoprirne alcuni concetti di base?

ChimicarePer trovare una risposta ai precedenti quesiti ci rivolgiamo ad un esperto, il Dott. Franco Rosso, Presidente dell’Associazione Chimicare, costituitasi per migliorare la conoscenza della Chimica anche tra i non specialisti attraverso articoli di aggiornamento, informazione e divulgazione pubblicati sul sito www.chimicare.org, ma anche co-ideatrice e referente dei format di comunicazione scientifica: Carnevale della Chimica (www.carnevaledellachimica.org) e DivulgazioneChimica (www.divulgazionechimica.it).

 

► Dott. Franco Rosso, in base alla sua pluriennale esperienza, quale giudizio può dare sulla attuale diffusione della cultura chimica di base in Italia e come si potrebbe potenziare?

Credo che alla maggior parte di noi tecnici e scienziati, ed in questa categoria oserei includere tanti di quelli che fra noi si occupano di comunicazione scientifica, sfugga per una ragione o per l’altra la natura più profonda della carenza in cultura scientifica in generale, ed in modo specifico chimica.
Si tende spesso a seminare sul solido incolto, senza curarsi preliminarmente di verificare le potenzialità ricettive del destinatario e le sue conoscenze pregresse, anche le convinzioni sbagliate da eradicare. A parte la scuola primaria e secondaria, dove questa è una condizione costitutiva della stessa pratica didattica, nella comunicazione e nella divulgazione scientifica spesso si trascura il feedback, a volte anche semplicemente a causa di difficoltà connesse ai media utilizzati (è difficile dialogare con i lettori di un libro scritto anni prima, oppure con gli spettatori di un programma televisivo pre-registrato). La nostra esperienza in particolare sul web, dove forse anche in virtù dell’anonimato la gente non ha timore di mostrare le sue più inconfessabili carenze culturali, mostra chiaramente come la formazione scolastica in campo scientifico ed in particolare nel settore della chimica, pure prevista almeno a livelli basilari in quasi tutti i percorsi scolastici, non abbia consentito nella maggior parte dei casi la formazione di un nucleo di coscienza profondo, per quanto limitato nei suoi contenuti. Come reagireste nei confronti di una persona che ha acquisito un’ottima padronanza nella lingua inglese, con la capacità di tradurre in lingua parlata e scritta, se apprendeste della sua convinzione che si tratti di una lingua morta, al pari del latino e dell’aramaico, e che quindi non gli verrebbe mai in mente di utilizzarla in occasione di viaggi o di lavoro?
Ecco: questa metafora certamente un po’ provocatoria rende l’idea della contraddizione che si viene spesso a creare negli studenti, ed in seguito nei cittadini, a fronte di “un certo modo” di insegnare la chimica. Non è tanto un problema di accumulare sapere, quanto di sapere quello che si sa.

 

► Ritiene che la celebrazione nel 2011 dell’Anno internazionale della Chimica abbia prodotto una migliore percezione dell’importanza della Chimica da parte dell’opinione pubblica? Quali segnali positivi si possono evidenziare?

L’Anno Internazionale della Chimica forse è servito soprattutto agli organizzatori, Enti ed Istituzioni, università ed associazioni comprese, per prendere coscienza della necessità di dedicare tempo e risorse per migliorare la percezione di quest’importanza della Chimica da parte dell’opinione pubblica. Già questo di per sé stesso è a mio parere un risultato fondamentale, il presupposto irrinunciabile per ogni successiva azione a favore della promozione culturale di questa scienza che per decenni, diciamo dalla fine degli anni ’70, è caduta dalle stelle alle stalle nell’opinione pubblica internazionale, ed in particolare in quella italiana, per fatti di cronaca che hanno portato molti di noi ad erronee generalizzazioni e prese di posizione preconcettuali.
Credo sia ancora troppo presto per parlare di segnali positivi nell’opinione pubblica, tuttavia il processo di miglioramento nell’approccio comunicativo e relazionale da parte degli addetti ai lavori è partito, quindi è solo questione di tempo. Anzi, un segnale positivo in Italia c’è stato: l’11 aprile 2011 è stata fondata la nostra associazione culturale!

 

► In futuro le possibilità occupazionali per chi possiede una valida preparazione chimica crede che possano aumentare e che convenga quindi orientare la scelta universitaria verso tale ambito?

Il punto di forza della chimica è che essa rappresenta una disciplina trasversale, come la fisica e la matematica, declinabile sia in qualità di semplice scienza naturale di tipo descrittivo ed interpretativo della natura e del comportamento degli oggetti, sia in qualità di arte, o tecnologia a seconda delle epoche e delle prospettive, per mezzo della quale poter intervenire per modificare a nostro piacimento la natura stessa delle cose, fino a crearne di nuove e con nuove caratteristiche.
La stessa trasversalità della chimica consente di fare di essa non un semplice insieme di cognizioni, bensì un vero e proprio “punto di vista” applicabile a pressoché tutti i settori della conoscenza e dell’attività dell’uomo che comportino l’interazione con oggetti materiali.
Questa è la ragione per la quale la chimica in primo luogo “non passerà mai di moda”, per quanto possano evolversi le conoscenze e le capacità tecniche, ed in secondo luogo il campo di ingerenza del punto di vista chimico continuerà ulteriormente ad ampliarsi, come continua inarrestabilmente a fare a partire dagli albori dell’epoca moderna. Mi sembrano entrambe ottime ragioni che ogni studente dovrebbe tenere nella dovuta considerazione al fine di mettere la chimica al centro degli investimenti per la propria formazione ed orientamento universitario.

 

► Lo spazio che la scuola riserva alla Chimica si può considerare soddisfacente nei vari ordini scolastici e in particolare nel Primo ciclo?

Più ancora che una carenza su base quantitativa credo che ci sia molto da ridire sulle scelte di metodo comunemente adottate, ovvero su come gli insegnanti decidono (o spesso si trovano costretti da precisi programmi) di spendere le ore dedicate alla chimica.
Si privilegia troppo spesso un approccio basato sul calcolo e sull’esercizio numerico, oppure sulla definizione memonica o su dettagli che ben difficilmente potranno radicare e servire sul lungo periodo in chi non farà della chimica una parte integrante della sua professione, lasciando per contro carenze culturali profonde nell’ambito dei principi fondanti della disciplina, che si ripercuotono puntualmente su una diffusa incapacità di critica obiettiva da parte della cittadinanza a fronte dei condizionamenti e delle scelte sulle tematiche di interesse comune: dall’ambiente all’alimentazione, dalla salute a tanti aspetti della vita domestica.

 

► Le difficoltà di spiegare i meccanismi che regolano i fenomeni chimici in fasce di età che non presentano ancora un completo sviluppo del pensiero astratto crede che si possano superare con un opportuno approccio? Quale tipo di didattica sarebbe auspicabile nella scuola primaria e nella secondaria di I grado?

Sono convinto che la chimica possa e debba essere introdotta, con tutti gli accorgimenti e gli adattamenti del caso, già nella scuola secondaria di I grado e probabilmente già dalla primaria. Anche in Italia sono attivi progetti di ricerca e sperimentazione didattica in questo senso ai quali partecipano anche nostri associati. Gli insegnanti e le scuole interessate a saperne di più possono scrivere all’indirizzo e-mail della nostra associazione, che provvederà a metterli a contatto con i curatori dei singoli progetti.
Quello che penso dovrebbe essere trasmesso nel Primo ciclo scolastico sono soprattutto alcuni semplice e basilari “concetti fondanti” della chimica o meglio ancora, secondo una accezione più ampia, delle scienze della materia. Principi per certi versi molto discorsivi, trasmessi riducendo al minimo o eliminando del tutto il ricorso a simboli, che saranno in seguito invocati in funzione di aiuto e non di complicazione preliminare. Sarebbe un errore in queste fasce d’età anteporre i formalismi alla reale trasmissione delle idee: a chi non ha ancora accettato fino in fondo l’idea atomista della materia l’introduzione del simbolo di un elemento o la sua struttura fatta di nucleo ed orbitali elettronici rischia di nuocere più che di creare un supporto alla comprensione.
D’altra parte, non potrebbe essere proprio l’insegnamento delle basi della chimica ad aiutare i più giovani a sviluppare in modo precoce la loro capacità di pensiero astratto, o per lo meno la consapevolezza che non tutto ciò che è vero si può esperire direttamente di persona?

 

► La recente iniziativa dell’Associazione Chimicare che dedica alla didattica della chimica un sito specializzato (www.didatticachimica.it), quali ricadute potrà avere in ambito scolastico? Con quali modalità intende intervenire sulla didattica della chimica nella scuola primaria e nella secondaria di I grado?

Pur occupandosi in modo primario di diffusione e di promozione della cultura della chimica al di fuori dell’ambito scolastico, l’Associazione Culturale Chimicare ha da circa un anno assistito e favorito la nascita al suo interno di un gruppo di lavoro dedicato alla didattica della chimica. Alla base di questa decisione sta un folto gruppo di insegnanti molto motivati, alcuni ancora in attività, altri a risposo o attualmente impegnati presso altre attività, che hanno deciso di dedicare il loro tempo e la loro esperienza per approfondire insieme le tematiche inerenti alla didattica della chimica, dalla scuola primaria all’università.
Tra le iniziative di questo primo anno di attività del gruppo ricordo, oltre all’inaugurazione del sito www.didatticachimica.it, l’apertura del gruppo dedicato su Facebook, che ha superato i 200 aderenti nella sola prima settimana di attività, l’accordo di collaborazione redazionale con la rivista CnS «La Chimica nella Scuola» ed infine la partecipazione al XVIII Congresso della Divisione Didattica della Società Chimica Italiana che si è tenuto lo scorso ottobre a Napoli.
Guardando al futuro, vorremmo in particolare avere fra noi più insegnanti e più coordinatori didattici proprio della scuola primaria e della secondaria di I grado: le proposte di sperimentazione di didattica della chimica verso questi ordini scolastici sono molteplici ed anche gli interrogativi relativi a specifiche criticità di apprendimento in questo ambito sono per noi all’ordine del giorno, ma gli insegnanti di questo ciclo spesso ritengono che la chimica sia troppo distante dalle loro competenze ed ancor più dalle capacità di apprendimento dei ragazzi più giovani.
Anche questo è un malinteso, che affonda le sue radici in come in effetti è declinato – ovvero con quali obiettivi, strumenti e linguaggi – l’insegnamento della chimica nella scuola di oggi.

 

 

 

 

 

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