Mettiamo l’acqua in rete: dalle fasi di lavoro al prodotto

di Rosella Tirico, Simone Mercanti

Effettuato il percorso di lavoro sull’acqua relativo agli aspetti storico-geografici e al ruolo dei cittadini nel corretto utilizzo di questa preziosa risorsa (descritto nell’articolo Mettiamo l’acqua in rete: prime fasi del percorso laboratoriale), si affrontano ora alcuni aspetti specifici dell’ambito tecnologico-scientifico: utilizzi domestici ed industriali, acque reflue, rete idrica, impianti di depurazione, … A conclusione delle attività si costruisce, individualmente o in gruppo, un prodotto grafico per sintetizzare le conoscenze acquisite ed evidenziare le relazioni interdisciplinari individuate sul tema trattato.

Fase 4. L’ultima fase del percorso riguarda gli aspetti tecnologici relativi all’uso dell’acqua. I ragazzi saranno sollecitati ad elaborare un grafico che visualizzi i trattamenti che essa subisce e le tappe che percorre prima di arrivare ai loro rubinetti, con un’ulteriore precisazione sugli usi domestici. Infine, andranno riportati i percorsi e i trattamenti dell’acqua già utilizzata, ipotizzando i possibili riusi. La mappa dovrà crescere nel tempo scandito dalla progressione delle conoscenze acquisite, procedendo, spazialmente, a ritroso: dalla casa alla fonte dell’acqua. Il documento va elaborato da tutta la classe ed i gruppi si formeranno soltanto nella fase dell’approfondimento. Ogni proposta di Laboratorio, per sua intrinseca natura, non si può risolvere in modo predeterminato ed unidirezionale. Infatti, data l’ampiezza degli argomenti trattati, il suo valore si precisa in termini di suggerimenti, suggestioni, ipotesi ed esempi in grado di stimolare l’iniziativa dei docenti per intraprendere strade di ricerca ed attività sempre nuove ed originali. Per far comprendere meglio il senso delle azioni che si propongono, riteniamo opportuno offrire un esempio perché, come è stato già detto, esso rappresenta una strategia essenziale per l’apprendimento laboratoriale. Gli aspetti precedentemente indicati vengono schematizzati in una mappa:

 

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Oltre a rappresentare i diversi percorsi ed usi dell’acqua, la mappa offre una rosa delle possibilità d’indagine, suggerendo i relativi approfondimenti. Le linee tratteggiate indicano, invece, i processi innovativi che si possono studiare per riutilizzare l’acqua che, contrariamente, si perderebbe (così come oggi avviene) nel mare. Esiste, però, un altro argomento di estremo interesse, quello dell’acqua “virtuale” che il WWF ha presentato alla Conferenza mondiale sull’acqua, che si è tenuta a Stoccolma nell’Agosto del 2008. L’acqua che si consuma non è soltanto quella indicata nel precedente organigramma, ma, in quantità di gran lunga maggiore, è anche quella che si utilizza per produrre gli alimenti e gli oggetti d’uso comune. La tabella che segue può divenire la base di una riflessione collettiva, perché offre un quadro preoccupante della situazione, pur trattandosi di dati parziali; non si parla, infatti, dell’acqua necessaria per il raffreddamento delle centrali elettriche o utilizzata dai moderni condizionatori d’aria.

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Se prendiamo in considerazione l’acqua utilizzata per i consumi domestici più quella necessaria per produrre alimenti ed oggetti, ogni cittadino italiano consuma, giornalmente 6 500 litri d’acqua! Sarà opportuno affrontare il problema anche sotto il profilo della serie storica dei consumi. Limitandoci ai consumi strettamente individuali: alimentari ed igienici, dal 1980 al 2006 il grafico che illustra la crescita è il seguente:

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In 26 anni il consumo pro capite, strettamente necessario alla vita di ogni persona, è aumentato di quattro volte. Questa constatazione può stimolare una domanda la cui risposta non è semplice: perché? Riconduciamo l’attenzione degli alunni sullo schema esemplificativo e facciamoli riflettere sui diversi usi domestici dell’acqua per individuare la causa di tale aumento. Avanziamo delle ipotesi. In effetti 26 anni fa i genitori dei nostri alunni erano pressoché bambini e quindi sarebbe il caso di interrogarli, per individuare le differenze che riscontrano tra allora e i giorni d’oggi. Forse prima i panni si lavavano a mano, le lavastoviglie erano più rare e, probabilmente, adesso si fanno troppe docce. Chi sa! Delle cause ci devono essere. Proviamo a scoprirle.
Un altro argomento interessante, perché riguarda gli attuali problemi mondiali di carenza idrica, è quello dell’acqua che si può recuperare all’uscita dei depuratori, evitando di perderla per sempre nel mare, nel percorso: DEPURATORI – IRRIGAZIONE AGRICOLA – PULIZIA URBANA – USI INDUSTRIALI. L’acqua che esce dai depuratori non è, evidentemente, un’acqua limpida e, meno che mai, utilizzabile per scopi potabili. Infatti, contiene azoto, fosforo, residui di mangimi agricoli, scarichi di industrie. Però, la moderna tecnologia è in grado di effettuare ulteriori processi per suddividere le acque in funzione dei loro contenuti. Con la defosfatazione si possono creare acque utilizzabili dall’industria e dalle centrali elettriche per il raffreddamento delle macchine. Con altri procedimenti, invece, si possono salvaguardare i prodotti azotati che in agricoltura, oltre a soddisfare l’esigenza dell’irrigazione, aggiungono la capacità di fertilizzazione.
Per il resto, come la pulizia della strade, un contenuto modesto di sali non compromette l’igiene urbana, vista l’assenza di microrganismi patogeni. Come le possiamo tradurre queste notizie in termini didattici? Sappiamo che ogni cittadino, in Italia, consuma giornalmente 194 litri d’acqua. Tutti destinati, sotto diverse forme, a riversarsi negli scarichi. Abbiamo visto che è possibile recuperare quest’acqua. Però non conosciamo le quantità globali di cui possiamo disporre. Si può, allora, impostare una ricerca da svolgere, coinvolgendo tutta la classe. Quanti alunni ci sono nella scuola? Quanti cittadini risiedono nel nostro comune? Il calcolo i ragazzi lo possono fare direttamente. Se la classe è formata, ad esempio, da 23 alunni, l’acqua reflua sarà il risultato della moltiplicazione 194 x 23: cioè 4 462 litri d’acqua al giorno. Se nella scuola studiano 300 alunni, la quota sale a 58 200 litri (194 x 23) e in una città di un milione di abitanti arriviamo ad un fiume di 194 milioni di litri al giorno! Tutta acqua buttata via. È compito, allora, della Tecnologia non solo perfezionare i depuratori ma anche studiare una rete di acquedotti finalizzata all’irrigazione agricola, all’uso industriale ed alla pulizia delle città. Quindi l’acqua non solo va bene utilizzata e risparmiata, ma anche riutilizzata. E questa da sola diverrebbe un’altra enorme risorsa.

Verifiche interdisciplinari. Oltre alle osservazioni raccolte durante le diverse fasi di lavoro, i docenti possono condividerne alcune a livello interdisciplinare; in particolare, per le informazioni riguardanti comportamenti specifici nei gruppi di lavoro o sulle prove effettuate, possono utilizzare una tabella comune di rilevazione.

• Verifiche in itinere: – comprensione e rielaborazione degli argomenti trattati; – lettura e produzione di grafici su durate/contemporaneità delle civiltà antiche; – produzione di carte tematiche; – comprensione/elaborazione di informazioni da fonti e documenti; – comunicazione e dialogo all’interno dei gruppi di lavoro; – cooperazione all’interno dei gruppi di lavoro.

• Verifiche finali: – autovalutazione delle esperienze e dei processi di apprendimento; – descrizione di una civiltà antica e delle sue trasformazioni sociali ed economiche prodotte dalla presenza/uso dell’acqua; – osservazioni sulla serie storica dei consumi dell’acqua nel XX secolo con riflessioni di confronto tra passato e presente; – elaborazione di una indagine statistica per calcolare possibilità di risparmio e riutilizzo dell’acqua; – mappa finale sull’acqua (compito unitario interdisciplinare).

Traccia del compito unitario interdisciplinare Realizza una mappa a rete sull’acqua utilizzando tutte le conoscenze apprese riguardo all’argomento durante il tuo percorso di lavoro. Evidenzia con colori diversi i contenuti delle diverse discipline. Organizza le informazioni mettendole in collegamento ed illustrandole in modo consequenziale. Elabora un titolo significativo per la tua mappa.

Criteri di valutazione delle verifiche interdisciplinari e del compito unitario: – ampiezza e pertinenza degli elaborati; – organizzazione dei contenuti; – capacità di individuare problemi e soluzioni; – capacità di porre in relazione; – pertinenza delle riflessioni; – sviluppo di ipotesi.

A conclusione del percorso di lavoro, si riporta una mappa interdisciplinare prodotta da un alunno:

 

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