Mangiare sano senza rinunciare al gusto

Unità di apprendimento di Cittadinanza e costituzione per la classe seconda
di Gianluigi Sommariva

Compito unitario. Preparare una proposta di menu equilibrato per la mensa della scuola, individuando gli alimenti che possono incontrare anche il gusto dei ragazzi.

Competenza. Risolvere problemi. Affrontare situazioni problematiche costruendo e verificando ipotesi, individuando le fonti e le risorse adeguate, raccogliendo e valutando i dati, proponendo soluzioni che utilizzino, secondo il tipo di problema, contenuti e metodi delle diverse discipline.

Obiettivi di apprendimento. a) L’educazione alla cittadinanza viene promossa attraverso esperienze significative che consentano di apprendere il concreto prendersi cura di se stessi, degli altri e dell’ambiente e che favoriscano forme di cooperazione e di solidarietà.
b) Obiettivi irrinunciabili dell’educazione alla cittadinanza sono la costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un’etica della responsabilità, che si realizzano nel dovere di scegliere e agire in modo consapevole e che implicano l’impegno a elaborare idee e a promuovere azioni finalizzate al miglioramento continuo del proprio contesto di vita, a partire dalla vita quotidiana a scuola.

Obiettivi formativi. L’alunno:
a) riconosce il diritto alla salute come valore personale e sociale di cui si è responsabili anche dinanzi alle generazioni future;
b) partecipa ad attività mostrando atteggiamenti che sottolineano, nelle relazioni interpersonali, gli aspetti affettivi che facilitano la corretta comunicazione.

Attività laboratoriali.  Fase 1. L’esperienza della mensa è un momento importante e spesso problematico della vita scolastica, vuoi perché anche il rapporto con il cibo cambia con la crescita complessiva della persona, vuoi perché pregiudizi, stereotipi, abitudini acquisite, modelli pubblicitari condizionano non poco il consumo alimentare dei ragazzi. Esaminare il menu della mensa aiuta, innanzi tutto, a comprendere i principi sottesi a una corretta alimentazione. Suddivisi in gruppi, gli alunni analizzano giorno per giorno i vari menu ed evidenziano, sotto la guida dell’insegnante, la distribuzione in termini percentuali dei principi nutritivi fondamentali (proteine, vitamine, …). La grande quantità di cibo sprecato spesso nelle mense scolastiche deve però far riflettere anche su un’altra domanda: è possibile mangiare sano senza rinunciare al gusto? Far stendere ai ragazzi un menu che preveda cibi e alimenti di loro gradimento e che rispecchi i criteri di una corretta nutrizione: questo l’obiettivo che l’insegnante pone alla classe, specificando che non si tratterà di un puro esercizio accademico e che il lavoro si tradurrà in proposte precise a chi sovrintende al servizio mensa.
mensa

Fase 2. Gli alunni predispongono un questionario intitolato La mensa che vorrei e lo sottopongono ai compagni di altre classi (scelte come campione rappresentativo dell’intera scuola), chiedendo, ad esempio, se sono soddisfatti della mensa, i cibi che preferiscono, quelli che vorrebbe veder cancellati da ogni menu… I risultati del questionario sono raccolti, classificati e commentati dai vari gruppi: insieme all’insegnante si stende una relazione di sintesi dei desiderata dei ragazzi che costituirà la base successiva del lavoro.

Fase 3. La classe approfondisce il concetto di “gusto” e ricerca notizie sull’associazione Slow food, navigando, ad esempio, sul sito ufficiale dell’associazione e su quello di Expo 2015, il cui tema centrale rinvia anche al senso di responsabilità che deve caratterizzare il consumo alimentare, in un mondo in cui 870 milioni di persone soffrono ancora la fame. Slow food mira specificamente ad educare il gusto dei ragazzi, a sottrarli al rischio dell’omologazione alimentare, dando la giusta importanza al piacere legato al cibo e alla diversità delle ricette e dei sapori. Senza perdere di mira l’obiettivo finale del lavoro, potrebbe essere opportuno partecipare a una delle tante iniziative didattiche che Slow food propone per le scuole: “Orto in condotta” (esperienza di orti nelle scuole), “Master of food” (corsi di formazione al cibo “buono, pulito e giusto”), “Per mangiarti meglio” (collana illustrata) e utilizzando gli strumenti didattici proposti (manuali, fumetti). Così pure, sarebbe bene che i ragazzi conoscessero anche le caratteristiche fondamentali della loro cucina regionale, gli ingredienti e i piatti tipici, il loro apporto nutritivo e i benefici o pericoli che un consumo poco equilibrato potrebbe provocare (si veda in proposito l’interessante esperienza della PAT – Piramide alimentare predisposta dalla regione Toscana per un’alimentazione corretta). Ogni ragazzo scrive un breve testo in cui annota ciò che lo ha più colpito nel corso delle ricerche fatte in rete e comunica alla classe le sue osservazioni.

piramide alim toscana UA1 Sommariva

  Piramide alimentare Toscana (PAT)

Fase 4. Questo lavoro di approfondimento mira a rendere consapevoli gli alunni dell’ampio spettro di motivazioni ideali e materiali che sono sottese alla ricerca del cibo gustoso, genuino e salutare. Servendosi dei dati raccolti, i ragazzi individuano, in una discussione collettiva guidata dall’insegnante, alcuni criteri che potrebbero orientare la stesura di un menu della mensa scolastica: dalla presenza di un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo alla limitazione degli alimenti ad alta densità calorica, dalla prevalenza di cibi di provenienza vegetale (legumi in ogni pasto e un’ampia varietà di frutta e verdura), alla limitazione di carni rosse e conservate e alla preferenza per prodotti locali (a chilometro zero) .

Fase 5. Sulla scorta di tutti gli elementi raccolti, la classe concorda collegialmente, per ciascun giorno della settimana, un piatto da inserire nei vari menu, avendo cura che la proposta sia compatibile con l’equilibrio dei nutrienti che deve caratterizzare un’alimentazione sana, corretta e gustosa. La proposta è divulgata all’interno della scuola e fatta conoscere ai genitori. Una volta acquisito il loro parere per eventuali aggiustamenti e modifiche, è inoltrata al responsabile del servizio mensa che si impegna, quanto meno, a prenderla in esame e ad esprimere un giudizio sulla sua fattibilità. Anche in caso di giudizio negativo o di inapplicabilità, il lavoro conserverebbe sempre la sua utilità per sensibilizzare i ragazzi sulla necessità di evitare gli sprechi e dare la giusta importanza alla propria alimentazione.

Verifica, valutazione, monitoraggio. Ulteriori spunti per la verifica e la valutazione possono essere i seguenti:
– confronta i concetti di fast food e slow food e spiega perché si tratta di due modi molto diversi di considerare il cibo;
– quali vantaggi può offrire il cibo locale rispetto a quello di provenienza lontana?
– perché, secondo te, molti dietologi raccomandano di evitare le bevande zuccherate?
– esprimi un giudizio motivato sul tuo normale regime alimentare, sottolineandone punti di forza e di debolezza;
– ricerca notizie sui piatti tipici del tuo territorio e valutane le caratteristiche in relazione al gusto e ai nutrienti che contengono;
– che cosa si intende per “cibo-spazzatura”?
– un’alimentazione poco varia o cattiva può generare malattie anche gravi: ricerca notizie sulle cause di malattie come la pellagra, lo scorbuto, la salmonella, l’obesità.

Valutazione. I livelli di accettabilità e di eccellenza delle prestazioni degli alunni saranno valutati sia in base alle risposte alle domande poste, sia in base alla qualità/quantità delle osservazioni fatte dai ragazzi e man mano registrate dall’insegnante nei momenti di lavoro individuale e di gruppo. In particolare, il livello di accettabilità sarà dato da una sufficiente conoscenza dei principi sottesi al concetto di slow food; il livello di eccellenza dalla capacità di individuare pregi e difetti dell’alimentazione propria o altrui e di avanzare proposte alimentari coerenti con i principi di una sana e corretta alimentazione.

                                                                               Gianluigi Sommariva

 

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