L’albero della conoscenza. Le mappe

di Maria Famiglietti

Tra i numerosi strumenti formativi a disposizione dei docenti e degli alunni per costruire ed organizzare la conoscenza, elencati in un precedente articolo: L’albero della conoscenza. Imparare ad imparare, se ne analizzano ora alcuni che la mente umana utilizza per rappresentare la conoscenza e per individuare le relazioni esistenti tra i concetti.

Immaginealbero conoscenza 

Gli strumenti formativi, indipendentemente dai contesti in cui intervengono, forniscono agli alunni delle coordinate razionali che consentono alla loro mente di costruire dei percorsi di apprendimento basati su una rigorosa disciplina del ragionamento di cui costituiscono la struttura portante.
Costruire mappe serve ad esplicitare il modo di creare relazioni tra concetti e a renderci quindi consapevoli delle nostre costruzioni mentali. Mappa mentale

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Che cosa sono. Le mappe sono uno strumento per la generazione e la rappresentazione delle idee e del pensiero mediante associazioni.

A che cosa servono. Le mappe mentali, con la loro impostazione dotata di una struttura dinamica che prevede un centro ma non una fine, si contrappongono al paradigma rappresentativo lineare che prevede un inizio ed una fine del percorso logico: risultano pertanto molto efficaci nei processi di elaborazione.

Sintassi. È importante scegliere, in modo opportuno, gli elementi da inserire, sia a livello testuale sia grafico. Per questo motivo è necessario adottare degli accorgimenti:
– iniziare con un’immagine colorata al centro, coerente con il tema della mappa, come punto di partenza rappresentativo del soggetto;
– usare su ciascun ramo singole parole chiave scelte per la loro valenza di associazione;
– disporre concetti differenti su rami differenti in modo da garantire libertà e flessibilità per eventuali modifiche.
Si può ricorrere a vari strumenti rappresentativi:
frecce: possono essere usate per mostrare come sono collegati i concetti che compaiono su porzioni differenti di una mappa. La freccia può essere singola, multipla, avere tratteggi, avere una sola direzione o essere bidirezionale;
codici simbolici: possono essere usati vicino alle parole per stabilire il tipo di informazione o per mostrare affinità tra rami diversi;
figure geometriche: possono essere usate per contrassegnare aree della mappa o parole simili.
La strutturazione di tipo gerarchico-associativo della mappa mentale offre contemporaneamente varie chiavi di lettura dei contenuti della mappa stessa:
dal centro verso la periferia, fornisce informazioni di dettaglio crescente;
dalla periferia verso il centro, fornisce informazioni di generalizzazione;
– in una sua singola parte, permette di focalizzare l’attenzione su un particolare aspetto o contenuto;
– nel suo complesso, permette di avere una visione d’insieme dell’argomento trattato;
– nei legami associativi, permette di individuare relazioni concettualmente non riconducibili a quelle di tipo gerarchico, senza mettere in discussione la struttura radiante della mappa.

Le mappe concettuali

mappa concettuale

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Il termine mappa concettuale è stato coniato da J. Novak e D. Gowin1 che, a partire dalla teoria cognitivista dell’apprendimento significativo2, descrissero le strategie per sviluppare e utilizzare, anche in ambito didattico, questo strumento. I due studiosi sostennero che la rappresentazione grafica delle conoscenze è un modo per far emergere i significati insiti nei materiali da apprendere3, in quanto costringe gli studenti a riflettere sulla natura delle conoscenze e sulle relazioni che vi intercorrono.

Che cosa sono. Le mappe concettuali sono la rappresentazione grafica di relazioni tra i concetti principali individuati ed estrapolati da una unità informativa accreditata come fonte autorevole e di dimensioni e complessità variabili (da una pagina del libro di testo a un significativo saggio ipertestuale reperito su Internet); tali concetti sono espressi sinteticamente (parola-concetto) all’interno di una forma geometrica (nodo) e collegati fra loro da linee (frecce) che rendono comprensibile la relazione attraverso parole-legamento.

A che cosa servono. Le mappe servono per schematizzare le connessioni di significato tra i concetti che formano le proposizioni e per mettere a fuoco le idee chiave su cui ci si deve concentrare per svolgere un determinato compito.
In ambito educativo:
per gli alunni, le mappe concettuali favoriscono la metacognizione in quanto servono a:
– visualizzare la natura dei concetti;
– esplicitare le relazioni tra essi;
– evidenziarne le relazioni gerarchiche;
– far emergere la struttura ideativa di un testo;
– rappresentare graficamente le conoscenze;
per l’insegnante, esse sono un utile strumento per:
valutare il livello di concettualizzazione;
far emergere la struttura cognitiva;
rappresentare graficamente e in modo conciso le conoscenze.

Sintassi. La mappa concettuale si sviluppa a partire da un tema e le informazioni su un certo argomento sono rappresentate mediante:
nodi semantici;
archi commentati di collegamento tra i nodi.
Molto spesso i ragazzi, quando devono redigere una relazione, un tema o altro tipo di testo, entrano in crisi, non sanno che cosa scrivere, o meglio non riescono a richiamare alla mente le proprie esperienze e conoscenze e ad organizzare le idee.
A questo punto, come strumento preliminare di pianificazione, è particolarmente utile la stesura di una mappa concettuale che, in una prima fase, prevede la stesura dell’elenco istintivo di tutte le idee attinenti all’argomento da trattare; in una seconda fase, si effettua la selezione dei concetti più significativi e, in una terza, più complessa, si procede alla stesura della mappa ideativa del testo che prevede l’organizzazione in sequenze e paragrafi.
Essendo la tecnica di costruzione delle mappe concettuali essenzialmente grafica, si coniuga bene con quelle che sono le potenzialità offerte in questo campo dal personal computer. Molti sono i programmi che permettono di costruire mappe e offrono notevoli vantaggi rispetto alle tecniche manuali: le mappe possono essere ristrutturate facilmente, concetti ed alberi di concetti possono essere velocemente spostati. Questo fa sì che l’utilizzo di un computer per la costruzione di mappe concettuali permetta di creare velocemente nuove idee e ordinarle in strutture significative; gli attrezzi grafici messi a disposizione (colori, forme, simboli) sottolineano o rafforzano particolari concetti in modo accattivante e consentono di gestire anche mappe di grandi dimensioni. Inoltre, anche se le indicazioni per la costruzione di una buona mappa concettuale consigliano di utilizzare parole singole per i concetti e le etichette dei link, a volte può essere necessario, per aumentarne la leggibilità, associare alle parole chiave considerazioni o brevi testi di commento. I programmi per PC, permettendo di fare ciò, ma, mantenendo nello stesso tempo le informazioni nascoste fino a quando non servono, rafforzano e fissano il processo di riflessione correlato con la costruzione della mappa, senza snaturarne l’incisività. Inoltre, la possibilità di integrare vecchie mappe nella ricostruzione delle nuove permette di dare spessore alla conoscenza riuscendo a dare una consistenza tridimensionale ad uno strumento che, per sua natura, si svolge su un piano.

Riflessione. Durante un seminario sull’apprendimento significativo, tenutosi ad Ancona nel 2003, J. D. Novak4 fece, all’interno di questa metodologia, una distinzione che qui di seguito riportiamo in sintesi.
Le mappe concettuali puntano sull’espressività mediante l’esplicitazione del significato delle relazioni esistenti tra i vari concetti e utilizzano la rappresentazione anche di concetti elaborati. Questo, se da una parte ne facilita l’utilizzo in tutte le situazioni nelle quali la conoscenza debba essere rappresentata nel modo più possibile oggettivo, dall’altro se presenta un’eccessiva verbosità può essere di ostacolo alla velocità d’interpretazione e all’impiego nelle attività ricreative.
Le mappe concettuali permettono un apprendimento significativo, creativo ed attivo: l’alunno è costretto ad operare con il testo e con i concetti per compiere operazioni mentali complesse: scoprire, selezionare, collegare, gerarchizzare, mettere in relazione e generalizzare le nuove conoscenze. In particolare:
– servono agli studenti per riflettere sulla struttura della conoscenza e del suo processo di produzione, aiutandoli ad acquisire un metodo di lavoro e di studio;
– a livello linguistico abituano a concepire i concetti e le proposizioni in senso gerarchico, con  un’affermazione principale e generale ed altre legate ad essa da nessi logici (perché, poiché, quindi, prima di, …);
– visualizzano graficamente i significati, i legami logici e l’ordine gerarchico.
Ciò facilita sicuramente l’apprendimento se è vero che la memoria visiva è notevolmente più potente di ogni altro tipo di memoria.
In sintesi, possiamo dunque evidenziare la distinzione tra mappe mentali (ciò che si vede evocando mentalmente una cosa) e mappe concettuali (rete profonda di concetti che determinano l’enciclopedia mentale di una persona su un determinato contesto).

 Mappe mentali o grafo stellare?

Tornando ora su quanto osservato a proposito delle caratteristiche delle mappe mentali, nel corso della mia ricerca ho verificato che la sua logica intrinseca non differisce concettualmente da quella del grafo stellare, strumento che nella teoria dei grafi visualizza, a partire da un nodo centrale, una tematica (ciò di cui si parla) dalla quale si irradiano tanti rami quante sono le idee/concetti, ad essa collegate per associazione, analogia, similitudine, …,  che si vogliono affrontare in relazione al tema di partenza.
Lo strumento grafo stellare risulta fondamentale per avviare gli alunni alla produzione scritta superando il tradizionale blocco di fronte alla pagina bianca. Se il grafo stellare viene inserito in un processo di apprendimento delle tecniche per la stesura di un testo, fondato sulla presa di coscienza e sull’applicazione delle funzioni specifiche di questo strumento formativo, la sua efficacia nel migliorare uno scritto apparirà evidente nel prodotto finale.

Strumenti e tecniche per arricchire un testo: un esempio
Le potenzialità del grafo stellare in termini di apprendimento e di arricchimento nella produzione testuale si possono desumere dalla esemplificazione didattica che viene presentata. Le attività descritte sono state condotte in una classe 5a primaria a seguito di un corso PON da me condotto sulla didattica della lingua italiana ad Acate (RG)  nella primavera del 2007.

Obiettivi:
a – arricchimento del testo. Dato un testo, data una prima produzione scritta non inquinata, data la tecnica del brainstorming, data la raccolta delle idee riportate nei link di un grafo stellare, riscrivere il testo arricchendolo con tutte le informazioni acquisite;
b – intervento stilistico. Dato il testo arricchito, dato l’articolo determinativo posto all’inizio delle frasi,  sostituire gli articoli con incipit che determinano più coesione e garbo nella lettura.

Percorso di lavoro
Prima fase. Dopo aver fatto in classe un sondaggio sull’animale preferito dagli alunni, la scelta è caduta sul cane; l’insegnante ha dato come consegna la scrittura di un testo su questo animale. Ogni alunno lo ha scritto singolarmente senza richiedere e ricevere informazioni e chiarimenti, esprimendo così il proprio livello di partenza (LP). Riportiamo il testo di un alunno, Giuseppe – classe 5a A, Acate (Ragusa).

Primo testo:  Il cane
Il cane è un animale fedele all’uomo. Il cane è un quadrupede, può essere di qualsiasi tipo: piccolo, grande, peloso e il suo pelo è di vari colori e può essere di varie razze come bassotto, pastore tedesco, ecc. Il cane è un animale molto intelligente, affettuoso, giocherellone ma a volte pigro, dormiglione e aggressivo.
Il cane è il peggior nemico del gatto e infatti un proverbio dice: Siete come cani e gatti, cioè litigate sempre. Il cane dimostra la sua contentezza scodinzolando la coda. È il mio miglior amico.              (parole 90)

Seconda fase o della socializzazione. Si utilizza come strumento formativo il grafo stellare. La docente ha fatto leggere alla classe i testi che avevano un minor numero di informazioni, stimolando così tutti i ragazzi ad intervenire con arricchimenti e ulteriori informazioni, che venivano riportate dall’insegnante alla lavagna costruendo ed implementando un grafo stellare che ogni alunno copiava sul proprio quaderno.

Terza Fase. gli alunni, tenendo sott’occhio il grafo che campeggiava sulla lavagna e che avevano riportato sul loro quaderno, hanno riscritto il testo con la consegna di utilizzare il maggior numero possibile di link al fine di arricchire il testo di partenza.
Ecco il secondo testo realizzato dallo stesso alunno.

Secondo testo:  Il cane
Il cane è un animale che ha il pelo di vari colori, gli piace molto rosicchiare le ossa. In estate molte persone proprietari di cani li abbandonano lungo il ciglio delle strade. Il cane è un quadrupede, può essere di qualsiasi tipo: piccolo, grande, e può essere di varie razze come bassotto, pastore tedesco, ecc. Il cane è un animale molto intelligente, affettuoso ma a volte pigro, dormiglione e aggressivo. Quasi tutti i cani, tranne quelli randagi, hanno un nome. È un animale che non riesce a percepire i colori, è molto fedele al suo padroncino, ed è il miglior amico dell’uomo. Il cane è il peggior nemico del gatto e infatti un proverbio dice: Siete come cani e gatti, cioè litigate sempre. Esso quando è contento scodinzola la coda ed è un ottimo nuotatore. Esistono cani con un ottimo fiuto e per questo sono utilizzati per la caccia. Il cane è un animale che può essere addestrato, come fanno nei circhi o per salvare delle persone che sono in pericolo,  è anche giocherellone ma a volte diventa aggressivo e può azzannare le persone, nonostante tutto è un’ottima compagnia per le persone sole.              (parole 193)

Quarta fase: a questo punto la docente pone alla classe il problema di come si possa rendere più garbata e scorrevole la stesura e quindi invita gli alunni a lavorare sugli incipit, dando la seguente consegna:
Prova a iniziare ciascuna frase del tuo testo non usando gli articoli.

 Terzo testo Il cane (riscritto intervenendo sugli incipit)
Descrivo il cane, questo è un animale che ha il pelo di vari colori, gli piace molto rosicchiare le ossa. In estate molte persone proprietari di cani li abbandonano lungo il ciglio delle strade. È un quadrupede, può essere di qualsiasi tipo: piccolo, grande, e può essere di varie razze come bassotto, pastore tedesco, ecc. È un animale molto intelligente, affettuoso ma a volte pigro, dormiglione e aggressivo. Quasi tutti i cani, tranne quelli randagi, hanno un nome. Questo animale non riesce a percepire i colori, è molto fedele al suo padroncino, ed è il miglior amico dell’uomo. Se parliamo del rapporto fra cani e gatti, si dice che il cane è il peggior nemico del gatto e infatti un proverbio dice: Siete come cani e gatti, cioè litigate sempre. Esso quando è contento scodinzola la coda ed è un ottimo nuotatore. Esistono cani con un ottimo fiuto e per questo sono utilizzati per la caccia. Infine il cane è un animale che può essere addestrato, come fanno nei circhi o per salvare delle persone che sono in pericolo,  è anche giocherellone ma a volte diventa aggressivo e può azzannare le persone, nonostante tutto è un’ottima compagnia per le persone sole.   (parole 202)

 Debriefing  a) Che cosa hai imparato facendo queste attività? Che tutti possiamo scrivere un testo senza aver paura di lasciare il foglio bianco, e ho imparato a non iniziare sempre le frasi con l’articolo.
b) Quando, in quali momenti lo hai imparato? Come lo hai imparato? In classe durante il momento della socializzazione e della realizzazione del lavoro. L’ho imparato bene e saprei ripeterlo.
c) Che voto daresti in una scala da 1 a 10 a questa attività? Darei 10.

Crediamo sia sufficiente confrontare il testo  prodotto inizialmente dall’alunno con quello steso alla fine dell’intervento per rendersi conto di come, in un tempo di circa 5/6 ore di attività laboratoriale, si sia passati da una scrittura minimale di brevi proposizioni accostate l’una all’altra, che rappresentano l’enciclopedia mentale dell’alunno sul tema cane, alla costruzione consapevole di un testo non solo molto più ricco di informazioni ma anche contenente più idee e punti di vista strutturati in un discorso coerente e coeso, nonché gradevole alla lettura. Tutto ciò è stato ottenuto grazie ad una socializzazione di tipo scientifico che pone in primo piano gli alunni che scrivono testi più poveri – coinvolgendoli così nel lavoro espressivo – utilizzando uno strumento formativo realizzato con il contributo di tutti e che consente a tutti di lavorare sui propri testi di partenza in modo non rigido ma creativo. Questo perché ognuno può selezionare all’interno dei link del grafo stellare un percorso descrittivo personale in cui inserire ulteriori informazioni che gli vengono in mente a seguito degli interventi dei compagni. Da notare, infine, che il debriefing esprime una notevole gratificazione per il superamento del famoso blocco della pagina bianca, che innumerevoli schiere di studenti hanno sofferto e soffrono ritenendosi incapaci di scrivere qualcosa che sia più articolata di un pensierino.



  1. J.D. Novak – D.B. Gowin, Imparando ad imparare, SEI, Torino 1989. 

  2. D. Ausubel, Educazione e processi cognitivi, FrancoAngeli, Milano 1995, pp. 93-193. 

  3. J.D. Novak – D.B. Gowin, cit., p. 19. 

  4.  Id., L’ apprendimento significativo, Erickson, Trento 2001. 

5 Comments:

  1. Bel contributo, lo utilizzo come riferimento anche per preparare il colloquio di licenza media.

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