La voce dei docenti. Lo sviluppo della cultura digitale, una sfida sempre aperta

di Rosella Tirico
a cura di Maria Caterina Vittori

Partendo dalle riflessioni di una dirigente scolastica sulla produzione di materiali digitali da parte dei docenti e sul loro utilizzo come testi scolastici veri e propri (collegata alla non obbligatorietà delle adozioni dei libri realizzati dagli editori), ci sembra opportuno aprire sul sito un dibattito per approfondire ulteriormente la questione e raccogliere pareri da parte di chi opera quotidianamente nella scuola e risposte ad alcuni quesiti che vengono riportati al termine dell’articolo.

La circolare ministeriale del 19.03.2014 relativa all’adozione dei libri di testo 2014-15, introduce un’interessante novità: lo sviluppo della cultura digitale come strumento per l’accrescimento del sapere individuale e collettivo e, attraverso la modalità della realizzazione diretta di materiale didattico digitale, conferma il principio della strumentalità delle discipline da intendersi non come fine formativo dei nostri ragazzi ma come mezzo per operare una riflessione sempre più autonoma e critica sulla realtà e sul mondo circostante.

Il ruolo dei docenti oltre la docenza
Da quando la scuola è diventata autonoma si chiede sempre di più a tutti i suoi lavoratori:
-♦ il personale Amministrativo è impegnato in forzosi aggiornamenti per adeguarsi alle continue innovazioni tecnologiche e alle nuove impostazioni che i software in rete richiedono per la gestione di dati;
-♦ i collaboratori scolastici sono impegnati sempre più sul versante della sicurezza per il controllo dei numerosi sistemi antincendio e per la verifica periodica delle strutture scolastiche insieme al Dirigente ed agli Enti Locali, mentre si sta rendendo sempre più necessaria, per i collaboratori che vigilano ingressi e locali delle scuole, anche una formazione che preveda lo sviluppo della comunicazione e delle relazioni con l’utenza, che richiede alla Pubblica Amministrazione attenzione con esigenza ed atteggiamento critico;
-♦ i docenti, coinvolti nella realizzazione di pianificazioni collegiali che richiedono, di anno in anno, una maggiore economicità, coerenza ed apertura alla trasversalità dei saperi, sono adesso sempre più proiettati sul digitale con l’utilizzo delle LIM e del Registro Elettronico, ma allo stesso tempo devono esercitare quotidianamente una maggiore sensibilità ed accuratezza nella gestione delle relazioni umane e nella cura educativa per fronteggiare i molteplici disagi che sono diffusi tra tutta la popolazione scolastica per cause diverse ed in contesti differenti.
Così, insieme alla capacità di differenziare, personalizzare e contestualizzare, ai docenti ed ai dirigenti è richiesta una immediata capacità di sintesi affinché si possano progettare interventi educativi adatti alla cultura globale e locale, al vicino ed al lontano, che evidenzino l’essenzialità delle discipline, ma che realizzino apprendimenti concreti e riferibili alla città, al territorio, alla famiglia in cui si vive.
Non è e non sarà poca cosa se tutto questo poi lo si rielaborerà sotto forma di materiale didattico digitale, in collaborazione degli alunni, badando bene a non “lasciare indietro nessuno1 magari con il supporto di un collega supervisore e dopo ovviamente aver letto e compreso le relative linee guida che saranno emanate2
Si tratta certamente di una valorizzazione della funzione del docente, di tutti i docenti, che però non operano nelle stesse condizioni del professore universitario-ricercatore in quanto orari, compensi e situazioni relazionali sono concepiti e gestiti per tradizione e per impostazione professionale in modo completamente diverso.
Intanto le condizioni sono diverse per le età degli allievi che, sul versante della sicurezza e della gestione dei rapporti tra alunni e docenti e tra docenti e famiglie, richiedono competenze ed impegni differenti e quindi molte più energie e tempi da dedicare al contingente, alle questioni quotidiane, alla psiche degli alunni, alla crescita del loro fisico e della loro mente, a bisogni legati al corpo, alle condizioni atmosferiche, ai mutamenti della loro crescita, alle insidie nascoste nell’uso del mondo digitale, alle modifiche percettive che l’approccio ai linguaggi multimediali crea ed agli influssi che si determinano nella formazione dei processi di apprendimento a partire da quello mnestico.

Strategie ed organizzazione scolastica per la realizzazione di testi digitali aperti
La democrazia digitale incomincia dalla libertà di ognuno non solo di accedere ai materiali della Rete ma anche di poter partecipare alla loro realizzazione.
I collegi dei docenti, nell’ottica di una gestione sempre più consapevole ed autonoma della destrutturazione delle discipline e della individuazione di nuclei essenziali per l’impostazione di curricoli verticali, possono pensare alla impostazione di percorsi condivisi a grandi linee, in cui Competenze Chiave, Traguardi e Profili possano costituire il filo conduttore tra i diversi ordini di scuola. Questo canovaccio pedagogico comune e quindi condivisibile, potrebbe essere sviluppato valorizzando i diversi linguaggi disciplinari, le metodologie, le tecniche ed abilità che afferiscono a gruppi di discipline, per poi essere rielaborati in modo euristico a più mani, ed a classi aperte, tra docenti ed alunni. In questo caso, ed in particolare nel primo ciclo d’istruzione, lo sviluppo dell’Unità di Apprendimento, documentata, creerebbe il primo materiale che, rivisitato sulla base di linee guida ed arricchito da prodotti esplicativi realizzati dagli alunni, formerebbe il materiale digitale da utilizzare anche e successivamente come libro di testo per specifiche discipline.
Tra le discipline che maggiormente si prestano a questo genere di realizzazione si può citare la storia che nella sua esigenza formativa principale del “fare storia per usare le fonti e comprendere processi di mutamenti e trasformazioni” richiede un insegnamento laboratoriale, sia a livello individuale che cooperativo. Ma anche le scienze basate sulla osservazione e descrizione di fenomeni e sullo sviluppo di processi induttivi che nella riflessione successiva si prestano ad una rielaborazione individuale e cooperativa.
Sarebbe interessante, però, che i prodotti di tali opere d’ingegno potessero anche essere utilizzati a vantaggio economico delle scuole autonome, la cui aggettivazione (autonoma), abusata ormai nell’ultimo quindicennio ed identificata solo come gravame amministrativo e giuridico sulla persona del Dirigente scolastico, quasi mai è stata concepita per liberare l’istituzione scolastica dalla rete della burocrazia, in modo che l’Istituzione Scolastica Autonoma potesse fare scelte sempre coerenti con i reali bisogni contestuali.
La supervisione delle realizzazioni digitali da usare anche come testi potrebbe essere affidata al Comitato di Valutazione presente in ogni scuola o ad una rete di Comitati di Valutazione nel territorio. Si rivaluterebbe in tal modo il ruolo di tale Organo Collegiale, che assumerebbe la funzione di supervisione generale dei prodotti realizzati e da condividere. Ciò significa anche, nella revisione degli Organi Collegiali della scuola, sempre annunciata e mai definita, considerare nuovi ruoli e responsabilità, ma anche valorizzare professionalità all’interno delle scuole prevedendo specifici accordi sindacali e di categoria.

I limiti di una rielaborazione non sistematica
Rimane aperta una questione squisitamente pedagogica e da monitorare nel tempo. Il rischio che una rielaborazione così diversificata e non sistematizzata possa alla lunga generare frammentarietà ed impoverimento dei contenuti e dello spessore dei saperi. Il rischio che tutto ciò che è digitale lo si consideri scontatamente acquisito e che possa essere destinato a non diventare mai patrimonio completamente personale di noi stessi perché non metabolizzato per diventare memoria collettiva tramandabile e non deperibile, in quanto affidato soltanto a memorie digitali o dischi di back–up.

Rosella Tirico

 

Come partecipare al dibattito

Quesiti aperti

-♦ Alla luce di quanto esposto nell’articolo, e della circolare Miur del 16/4, che cosa si intende per “libro di testo”?
-♦ Come si inserisce un eventuale prodotto digitale nel percorso di insegnamento-apprendimento?
-♦ Gli insegnanti hanno il tempo e le competenze per cimentarsi (anche) con questa sfida? Come possono essere aiutati?
-♦ Quale rapporto si va configurando tra sintesi dei contenuti e aspetti metodologici?
-♦ Il resoconto di una Unità di apprendimento “arricchito” di linee guida e presentazione dei prodotti può sostituire un libro di testo? Serve più agli alunni o ai docenti?

Per esprimere il proprio pensiero, rispondere ai quesiti e illustrare eventuali esperienze già realizzate o in via di realizzazione, si può:
-♦ scrivere un commento all’articolo nella sezione apposita;
-♦ inviare un testo più organico di riflessione personale all’indirizzo info@didatticare.it, con eventuali suggerimenti per rendere il sito più rispondente alle nuove esigenze dei docenti;
-♦ inviare sempre all’indirizzo info@didatticare.it il resoconto di esperienze con eventuali materiali da voi già prodotti.

Sul sito si riserveranno degli spazi per fare il punto sulle risposte ricevute.

Torna all’articolo


  1. A.Carlini , BES e formazione degli insegnanti, SCUOLA E FORMAZIONE, ANNO XIII N. 7/8 , citando Don Milani 1967. 

  2. Cfr. MIUR.AOODGOS.REGISTRO UFFICIALE(U).0002061.19-03-2014  elaborazione di materiali didattici digitali  (art. 6 comma 1  L. 128/2013)  per specifiche discipline da utilizzare come libri di testo e strumenti didattici per la disciplina di riferimento. 

I commenti sono chiusi