Insegna ai tuoi studenti a relazionarsi attraverso la comunicazione non violenta

Abstract
Una fase importante, per allenare i nostri alunni nella pratica della comunicazione non violenta nella quotidianità, consiste nel prendere coscienza della propria modalità comunicativa e rendersi conto che molto spesso anziché esprimere bisogni e desideri, tendiamo a dare giudizi.
L’uso diffuso nello sport di un linguaggio aggressivo, con metafore guerresche che comunicano una visione spesso razzista, diventa spunto di motivazione per guidare i ragazzi all’acquisizione di abilità comunicative che consentono di migliorare la relazione con il prossimo. La classe è suddivisa in gruppi cooperativi e prende in esame alcune negatività del linguaggio aggressivo, presenti in diverse tipologie di testi sportivi, in articoli e slogan, i ragazzi leggono attentamente, individuano il tema espresso e cercano di riconoscere alcuni dei meccanismi utilizzati per cuila comunicazione si fa violenta.
Nella fase di socializzazione, attraverso la costruzione di una tabella, si procede alla condivisione dei termini ricorrenti e alla loro classificazione in base ai motivi per i quali la comunicazione si fa via via più aggressiva. Gli studenti sono invitati a narrare episodi di cui sono stati attori di un linguaggio aggressivo e sottolineano i messaggi da loro utilizzati che hanno contribuito all’escalation della conflittualità: rifiuto di cortesie, critica e valutazione dei compagni, attribuzione di colpe, espressioni ironiche o di minaccia… Risulta proficuo analizzare una scheda contenente alcune indicazioni utili, fornite dagli studi di esperti, per praticarela comunicazione efficace, così i ragazzi hanno modo di confrontarsi sui comportamenti richiesti,ritenuti da loro più difficili da attuare. Agli studenti viene proposto, come compito finale, di realizzare uno slogan, anche parafrasando note pubblicità, che comunichi la necessità di applicare il modello non violento nella comunicazione quotidiana.

                                                                                                                   Martina Bocchi

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