Flipped classroom: un nuovo modo di insegnare e apprendere

di Graziano Cecchinato e Romina Papa

Lo slogan della Flipped classroom, “lezioni a casa, compiti a scuola”, indica il “capovolgimento” dei due momenti classici della scuola, lezione frontalestudio individuale, e ha contribuito in parte al successo divulgativo di questa innovativa metodologia didattica.

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 La duplice inversione della Flipped classroom

 

Sembra tuttavia che non si tratti di una moda: nata spontaneamente dagli insegnanti e diffusa in molti paesi attraverso la condivisione nei canali sociali di Internet, la Flipped Classroom è un approccio alla base del quale vi è il bisogno di molti insegnanti di rispondere alle trasformazioni indotte dai nuovi media digitali. Grazie alla crescente disponibilità di prodotti ipertestuali e multimediali interattivi, di videolezioni, di canali di informazione online, infatti, l’accesso ai contenuti può avvenire in molteplici forme anche al di fuori delle mura scolastiche, mentre la fase dell’elaborazione, dell’appropriazione e consolidamento dei contenuti da parte degli studenti, tradizionalmente condotta a casa in solitudine, può essere svolta a scuola in un contesto collaborativo ideato e condotto dal docente. Nello spostare lo studio individuale a scuola, gli studenti possono essere assistiti nel momento più critico del processo di apprendimento, quello cioè dell’interiorizzazione dei contenuti, nel quale devono mettere in campo le proprie facoltà cognitive, emotive e motivazionali.

Nel corso dei primi dieci anni di sperimentazione, la Flipped Classroom ha conosciuto una naturale evoluzione.
Se l’idea originaria adottata per il primo “spostamento” consisteva nel videoriprendersi in aula o nel realizzare videolezioni davanti a webcam e PC, ben presto ci si è accorti che questa strategia non solo richiede lo sviluppo di appropriate competenze tecniche e comunicative del tutto distinte da quelle maturate in classe, ma anche che c’era in questo ben poca innovazione didattica, visto che si utilizzavano nuove tecnologie per riprodurre vecchie pratiche.

 

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 La Flipped classroom ha portato ad una evoluzione delle videolezioni

Questa consapevolezza ha dato vita ad una seconda fase più matura che mira a superare la modalità enunciativa e trasmissiva della lezione. Parallelamente portare a scuola i “compiti per casa” ha innescato una profonda revisione della natura e delle funzioni degli stessi, indotta dal contesto collettivo che ha consentito di fare leva sulle potenzialità del cooperative learning e del peer learning.

Questi processi hanno rimesso in discussione l’intero ciclo didattico tradizionale, basato sulle tre fasi: lezione frontale – studio individuale – verifica finale.
Iniziare il processo di apprendimento con la “spiegazione” significa presentare agli studenti fin dall’inizio i risultati della ricerca scientifica codificati in conoscenze “predefinite” e private del processo cognitivo che ha portato alla loro scoperta. Procedendo in questo modo si forniscono risposte a domande inespresse dagli studenti, alterando l’istintivo processo di apprendimento, che parte dal bisogno di risolvere un problema, dal soddisfare una curiosità, dal perseguire un interesse che sorge spontaneamente in loro. Negando questa esperienza si rischia di non attivare negli studenti quei processi cognitivi che consentono una reale comprensione di quanto si vorrebbe far apprendere e si inibiscono anche quelli emotivi (dalla curiosità alla soddisfazione) che derivano dal piacere che si prova quando si riesce a capire o a condurre in autonomia qualcosa che prima non si conosceva o non si era in grado di svolgere.

L’apprendimento come sfida

1. Lanciare la sfida

Flipped classroom 3Il primo passo del nuovo ciclo di apprendimento consiste nel cercare di attivare negli studenti il desiderio di conoscenza di uno specifico argomento. Per l’insegnante si tratta di problematizzare un tema, di trasporre i contenuti disciplinari da una forma enunciativa, dimostrativa e risolutiva ad una dubitativa, ipotetica e lasciare agli studenti il compito di ideare una soluzione. Si propone quindi agli studenti una “sfida” collegata alla loro realtà quotidiana, quanto più reale e significativa possibile, ma progettata per veicolare ben definiti contenuti curricolari. Questa fase può svolgersi con modalità diverse e impegnare gli alunni fuori della scuola e prima della lezione, ma, come vedremo, è anche possibile svolgerla in classe. Se si decide di fornire risorse da analizzare come attività preparatoria alla lezione, è opportuno verificarne l’effettivo svolgimento chiedendo agli alunni di esprimere le loro considerazioni sui materiali, magari indicando eventuali difficoltà di comprensione o passaggi poco chiari. Questa richiesta può avvenire anche con i canali di comunicazione online, se adottati dalla classe, e fornire la base per avviare un confronto comune a inizio lezione per assicurarsi che ci sia un’adeguata condivisione dei temi fra tutti. Ciò permette di monitorare la partecipazione della classe alle attività esterne alla scuola e anche di attuare forme di valutazione individuale.

2. Condurre la sfida

Flipped classroom 4Si passa quindi alla fase nella quale gli studenti affrontano la sfida. Qui sono chiamati a mettere in atto, sia pur con forme e modalità adeguate alla loro età e al contesto didattico, le strategie cognitive e le procedure di indagine proprie della disciplina che si sta affrontando. Dovrebbero essere indotti a operare come ricercatori e, guidati dall’insegnante, a ripercorrere i processi che hanno portato a ottenere le conoscenze che si vogliono far loro acquisire. Favorire, quindi, in loro lo sviluppo di una mentalità scientifica attraverso l’esercizio delle pratiche della ricerca, sostenendo il valore del dubbio, la capacità di porre in discussione le conoscenze, piuttosto che una loro acritica assimilazione. Questo si può attuare predisponendo un setting didattico che favorisca la ricerca d’informazioni, la riflessione profonda, il confronto fra pari, la sperimentazione sul campo, la realizzazione di attività che consentano di sperimentare le loro idee. Le metodologie alle quali far ricorso possono essere varie, attingendo alla quasi secolare tradizione dell’active learning, ma anche alle originali pratiche che si producono grazie ai nuovi media. Punti di riferimento essenziali sono l’apprendimento collaborativo/cooperativo e il confronto fra pari. Il dialogo fra studenti che abbiano maturato idee e soluzioni diverse, infatti, è molto produttivo perché sostenere le proprie posizioni ai compagni attraverso la verbalizzazione richiede di attivare processi metacognitivi che rinforzano la loro comprensione e le loro capacità riflessive ed espressive.
Questa fase generalmente si conclude con la produzione di materiali e documenti da parte degli studenti, individualmente o in gruppo, che saranno poi utili nella terza fase. Può trattarsi di documenti testuali o multimediali, più o meno articolati in base alla durata dell’attività proposta. Inutile dire che eventuali dispositivi digitali a disposizione degli alunni possono facilitare questo lavoro e sostenere la loro creatività. In questa fase il docente assume il ruolo del tutor, del méntore che assiste ogni alunno in base alle sue specifiche esigenze, una competenza importante di ogni buon insegnante che qui diviene centrale.

3. Chiudere la sfida

Il ciclo si completa con una fase di ri-elaborazione e valutazione. Ciò avviene con un processo collettivo di riflessione e confronto su quanto appreso condotto dal docente attraverso il coinvolgimento di tutta la classe. L’obiettivo è quello di chiarire, rendere espliciti e consolidare gli apprendimenti partendo dall’analisi dei lavori che gli studenti hanno realizzato nella seconda fase. Viene condiviso ciò che è stato elaborato dai singoli o dai gruppi e viene svolta un’attività di valutazione dei risultati conseguiti, avendo cura di valorizzare i percorsi più produttivi. Quindi, attraverso le diverse metodologie del confronto di gruppo, più o meno strutturate, si chiariscono i contenuti oggetto dell’unità di apprendimento.
Qui l’insegnante svolge la funzione di facilitatore dei processi di astrazione, di generalizzazione, di formalizzazione di quanto appreso.

Applicare la Flipped classroom

Operare questa trasposizione didattica non è così immediato, formulare problemi sfidanti, di adeguata complessità e mirati a veicolare ben precisi contenuti disciplinari richiede competenze diverse da quelle che si acquisiscono con un percorso di studi e una pratica professionale basati su un impianto “enunciativo”. Anche la gestione della classe con le metodologie dell’active learning rappresenta una sfida per molti insegnanti che temono la perdita di controllo sui loro studenti e un eccessivo dispendio di tempo. Infine, le stesse pratiche di valutazione formativa richiedono un profondo ripensamento di questo processo.

Alcune indicazioni per fare fronte a questi nodi verranno fornite in un successivo articolo  in cui si prenderanno in esame i tre momenti cardine della didattica:
progettazione;
conduzione;
valutazione
che ripercorrono le tre fasi della sfida proposte sopra.

Per approfondire la nuova metodologia didattica si rimanda al testo  G. Cecchinato &  R. Papa, Flipped classroom: un nuovo modo di insegnare e apprendere, UTET, Torino 2016.

5 Comments:

  1. Vorrei sapere se nell’insegnamento capovolto si può assegnare lo stesso argomento a diversi alunni della stessa classe.

    • La novità della metodologia è nella prima fase che, affidando ai ragazzi a casa la visione preventiva di un materiale opportunamente preparato, consente poi di svolgere con loro in classe varie attività, di gruppo o individuali, nelle quali i ragazzi assumono un ruolo attivo. L’argomento di partenza è lo stesso per tutti i ragazzi, ma si potrebbero poi prevedere differenti compiti nel lavoro di classe anche in base alle caratteristiche individuali.

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