Elaborare una relazione su una ricerca effettuata

Unità di apprendimento di italiano per la classe terza
di Maria Luisa Necchi 

 Compito unitario. L’alunno produce una relazione chiara e corretta dal punto di vista ortografico, morfosintattico e lessicale, che sappia evidenziare le fasi del lavoro ed esprimere un giudizio sull’argomento trattato.

 Competenza. L’alunno organizza il proprio apprendimento individuando, scegliendo e utilizzando varie fonti e varie modalità di informazione.

Obiettivi di apprendimento. (Leggi)

Obiettivi formativi. L’alunno:
– cerca documentazione per avvalorare la tesi che “il dialetto è ricco di spontaneità e di  immediatezza comunicativa”;
– ripercorre le fasi del lavoro e svolge una relazione sull’attività svolta.

Attività laboratoriali. Fase 1. Gli alunni presentano una tesi e cercano fonti per riconoscerla valida. L’obiettivo del percorso è far apprendere agli alunni a utilizzare fonti di informazione per confortare una tesi, quindi a illustrare, in una relazione, il lavoro intrapreso. La classe1 sta riflettendo sulla lingua e i linguaggi, si decide con gli studenti di mettere a confronto dialetto (lingua materna) e italiano (lingua  nazionale) e di usare il linguaggio del teatro per convalidare la tesi che il dialetto è ricco di spontaneità e di immediatezza comunicativa; gli alunni dovranno rappresentare una recita, risultato di un lavoro di trasposizione di un testo narrativo a testo teatrale, per poi elaborare una relazione sull’attività svolta. La classe si attiva per la ricerca di testi significativi e la rappresentazione del brano “Incontro con il lupo manaro”  di Bruno Necchi 2. La classe progetta il lavoro con la guida dell’insegnante:

pianif attivitàFase 2. Lettura del brano e incontro con l’esperto. Gli alunni registrano alcuni incontri con la gente del luogo che parla il dialetto: gli anziani, memoria della loro cultura. Lo fanno nelle ore extrascolastiche, singolarmente o in gruppi misti, accompagnando nel lavoro gli alunni con difficoltà.
A scuola ascoltano le registrazioni e cercano di capire quello che le persone intervistate hanno detto. Si recano in biblioteca e cercano testi in dialetto: trovano poesie, e brani in prosa3,  organizzano un incontro con l’esperto di dialetto, che, affiancato dall’insegnante, insegna a leggere in modo corretto i brani scelti. A turno gli alunni leggono e insieme scelgono un brano – o più brani – che saranno oggetto di trasposizione in testo teatrale da rappresentare ai genitori. I ragazzi scelgono un testo che ritengono divertente, ricco di significato e rispondente alle antiche credenze del luogo. L’insegnante prepara il lavoro di gruppo: compone i gruppi secondo le capacità e le difficoltà di ognuno; gli alunni che possiedono buone abilità nella composizione aiutano gli altri a trasformare il testo narrativo in dialoghi per il teatro.

Fase 3. Dal testo narrativo al testo teatrale. L’insegnante guida accuratamente questa fase di lavoro, in quanto il rifacimento del brano è un’operazione che comporta molta attenzione e sottende varie abilità da parte dei ragazzi: buona lettura, capacità di scrivere corretto e chiaro, attinenza al testo da trasporre – nulla si tralascia e nulla si aggiunge -, capacità nel trasferire il tempo passato del verbo narrativo al tempo presente dell’espressione dialogata e, quando il testo non è soggettivo, nel cambiare la terza persona del verbo nella prima. Si riporta un testo soggettivo.

Ecco che una sera ero insieme a Beppino Biondi, rembati alla bottega di Osvaldo, che lui per andare a letto bisognava che venivano le tre di notte, che non ci pigliava mai il sonno. Parla di una cosa, parla dell’altra ecco che a un certo momento tacchiamo a chiacchierare del lupo manaro. Me facevo il coraggioso e dicevo che non avevo paura di gnente, che i lupi manari li incontravo quasi tutti i giorni e che ramai non mi facevano più impressione, che poi bastava non guardarli e far finta di gnente che loro se ne stavano tranquilli a armusnare nell’ardamo4.
Testo dialogatoBeppino:- L’è un po’ tardi! Angǘ saran miga an śir di lupi manari?
Bruno:- Io non ho paura di gnente! I lupi manari li incontro quasi tutti i giorni e ramai non mi fanno più impressione. Poi basta non guardarli e far finta di gnente loro se ne stanno tranquilli a armusnare nell’ardamo.

Gli alunni dovranno tenere presente che nel teatro la parola non può comunicare tutto: i linguaggi complementari, costituiti dalla scenografia e dal suono, completano il messaggio; inoltre, il canovaccio deve indicare le scene e gli atteggiamenti descritti dall’autore. Nell’esempio riportato, nel dialogo non compare la prima parte del racconto: sarà la scenografia a descriverla.
È allestita la facciata di una bottega, alla quale sono appoggiati i due protagonisti. Le luci sono quelle fioche della sera, poi quelle della notte (di un lampione); una lieve musica suggerisce una suspense e si ferma al suono di tre rintocchi registrati. Inizia il dialogo tra i due amici.
Per rendersi conto di come una classe può trasporre un testo narrativo in testo teatrale, si allegano due testi che possono costituire l’attività degli alunni (All. 1 e All. 2).
L’insegnante deve porre attenzione a che tutti gli alunni lavorino ed acquisiscano quello che aveva programmato per loro; perciò, accanto ai ragazzi che seguono il progetto educativo senza difficoltà, metteremo, e seguiremo da vicino, bambini con DSA, BES e tutti quelli che hanno bisogno di più tempo per apprendere e di strategie personalizzate. Il lavoro sarà diviso in segmenti a misura di ognuno, che, come un puzzle, verranno composti alla fine per realizzare il prodotto prestabilito dalla programmazione. Rivolgo particolare riferimento a quegli alunni che hanno difficoltà di attenzione e che quindi non reggono, per esempio, un’ora di lavoro senza pause: si farà in modo che il tempo stabilito per il lavoro di gruppo sia sospeso da un intervallo, che può essere quello segnalato dalla campanella della scuola, oppure uno stabilito dall’insegnante; per esempio ci si ferma per fare il punto della situazione – creando un rallentamento naturale del lavoro – o per compilare un questionario intermedio di gradimento dell’attività.
Fase 4. Prove per la rappresentazione ed attuazione della recita.
Dopo la correzione dei dialoghi elaborati dagli alunni per il testo teatrale, l’insegnante dà il via alla preparazione della recita: assegna le parti insieme con gli alunni, cercando che tutti ne abbiano una; perciò, in fase di rielaborazione, fa in modo che vi siano ruoli per ogni alunno, dovesse anche aggiungerne, in sintonia con lo spirito del racconto.  Nell’allegato 2 compaiono quattro cugini che introducono il racconto vero e proprio: quattro parti mancanti nel brano originale, che certamente non poteva contemplare il numero degli alunni della classe!
Abbiamo accennato sopra alla scenografia; ebbene, un insegnante di lettere può mettersi in gioco anche in questo lavoro, ma è opportuno avvalersi della competenza di un altro collega: un tipo di interdisciplinarità spontanea che vede affiancare in un’attività più insegnanti e un concerto di linguaggi: l’insegnante di Arte, affiancato dall’insegnante di Tecnologia, prepara con i ragazzi, nelle sue ore o in un’eventuale compresenza, i fondali e l’arredamento delle scene. L’insegnante di Musica consiglia i brani da registrare o da suonare nei vari momenti della rappresentazione. L’insegnante di Lettere assume la regia e guida gli atteggiamenti, le posizioni degli attori in scena e il volume delle voci nelle molteplici espressioni della recitazione. Con l’insegnante di Musica si accorda sui suoni da aggiungere alle azioni: ad es. i rintocchi del campanile. Alcuni alunni, nei momenti in cui non sono in scena, si alternano alle luci e al computer con le musiche e i suoni registrati.
Verifica, valutazione, monitoraggio. Verifica del successo della comunicazione della recita in dialetto.
Rappresentata la recita, l’insegnante assegna un voto a ciascun alunno: è la verifica del prodotto intermedio e invita gli alunni a  discutere sul risultato dell’evento. Seguirà una verifica scritta di questo tipo:
a) La classe ha realizzato la recita in dialetto che ha preparato in un’attività di ricerca, rielaborazione e collaborazione: come ti sembra che sia riuscita, dal punto di vista dell’efficacia comunicativa e delle prestazioni degli alunni?
La traccia permette di essere svolta anche dagli alunni in difficoltà, con l’aiuto dell’insegnante di sostegno o con l’ausilio del computer, quando è consigliato.
L’insegnante corregge ed assegna un voto.
b) Conoscenza del testo informativo e stesura della relazione.
Si passa al punto più significativo della nostra attività: gli alunni sono chiamati a riflettere su quanto hanno svolto, a ripercorrere le fasi del lavoro, cercando di stabilire se sono state corrette o se bisognava strutturarle in un altro modo. Alla fine gli alunni dovranno elaborare una relazione, corretta dal punto di vista formale e coerente con quanto sviluppato nell’unità, pertinente al contenuto e con la presenza di un giudizio sulla validità del lavoro effettuato per sostenere la loro tesi:
Hai contribuito a realizzare la recita in dialetto per verificare se questa lingua è ricca di spontaneità e di immediatezza comunicativa: rifletti sul progetto dell’attività, ricostruendo le fasi di lavoro e dando un tuo giudizio personale sul loro svolgimento; considera se i risultati hanno convalidato  la tesi.
L’insegnante valuterà la prova finale come segue:

Criteri val Ua 4 Necchi

Il monitoraggio avviene puntualmente ad ogni fase del lavoro e l’insegnante fa pause o cambia l’iter dell’attività, se vi sono alunni che non seguono o non partecipano, permette agli alunni di suggerire proposte riguardo al lavoro, che valuterà per il buon esito del lavoro stesso e per la partecipazione attiva della classe.

 Maria Luisa Necchi


  1. Pontremoli, I. C. “Pietro Ferrari” Terza B Sperimentale a. s. 2003 -2004,  

  2. Bruno Necchi, Incontro con il lupo manaro, da La Crësa, Mori Editore Massa 2013, pagg. 41-46 

  3. Come esempio si fa riferimento ai seguenti libri di narrativa, unici in dialetto e maccheronico pontremolese: Bruno Necchi, La Crësa, Artigianelli Pontremoli 1957; Bruno Necchi, Puntremal ‘na vota, Artigianelli Pontremoli 1971 

  4. Bruno Necchi, La Crësa, Mori Editore Massa 2013, pag. 42 

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