Conoscere e interpretare la superstizione

Unità di Apprendimento di Storia per la classe seconda
di Chiara Napoli

Compito unitario. Analizzare alcune forme di superstizione medioevali le cui tracce sono ancora oggi presenti; predisporre una presentazione del fenomeno alla classe parallela contenente le riflessioni sulle possibili cause del fenomeno nel medioevo e nella società attuale; predisporre una campagna informativa rivolta a destinatari coetanei.

imm UA superstizione

Competenza. Usare le conoscenze e le abilità per orientarsi nella complessità del presente.

Obiettivi disciplinari
– 
Ricavare da fonti di diverso tipo informazioni e conoscenze su diversi aspetti del passato; individuare analogie e differenze attraverso il confronto di quadri storici del passato con     il presente;
rappresentare conoscenze e concetti appresi anche mediante risorse digitali.

Obiettivi formativi. L’alunno:
– si orienta con sicurezza negli aspetti dei momenti storici studiati;
– usa le conoscenze apprese per rapportarle al presente;
– formula ipotesi sulla base delle informazioni raccolte.

 Attività laboratoriali. Fase 1. La superstizione nel Medioevo. Si avvia un dialogo con i ragazzi sul tema da approfondire, facendoli riflettere sul fatto che la superstizione percorre tutta la storia dell’umanità, sin dai suoi primordi: da sempre, infatti, l’uomo ha creduto in arcane forze superiori, che governano ogni cosa, e ha cercato di conoscerle e dominarle anche attraverso la magia. In questo l’uomo medioevale è stato, da una parte, erede delle credenze del mondo antico, dall’altra, produttore di nuovi miti e culti.

Attività 1. La classe viene divisa in gruppi e ognuno cerca documentazione circa le diverse forme di superstizione nel medioevo:1 pratiche divinatorie per ottenere ricchi raccolti e proteggere le messi; messaggi, sogni, visioni, profezie; filtri amorosi, elisir della lunga vita e pozioni magiche contro tutti i mali; formule magiche per curare le malattie e per preservarsi dalle epidemie …

Attività 2. Si mostrano, poi, alla classe alcuni documenti attestanti i comportamenti della Chiesa cattolica per combattere le superstizioni, condannandole come peccato: i Poenitentialia usati dai confessori prevedevano diverse penitenze per le varie pratiche magiche; per i casi più gravi si ricorreva alla condanna al rogo. Tuttavia, di fronte a certe usanze troppo radicate nelle tradizioni popolari, la Chiesa ha assunto un atteggiamento diverso: le ha assecondate formalmente, assorbendole, mediante una reintegrazione sostanziale, nei propri culti. Così, ha adottato forme di devozione popolare (per esempio l’uso di ex voto), ha conservato luoghi sacri e feste della religione pagana, purificando i primi con acqua benedetta e rivestendo di una cristiana devozione le seconde).
I ragazzi, suddivisi in gruppo, ricercano sul proprio territorio luoghi che testimoniano la religiosità popolare nel medioevo e documentano con fotografie e brevi notizie storiche i luoghi sacri considerati.

Attività 3. Gli alunni, con la guida dell’insegnante, cercano di ipotizzare quali potevano essere le cause del dilagare della superstizione nel mondo medioevale: scarso avanzamento del sapere scientifico, soprattutto in campo medico, ricerca di protezione dalle calamità della natura (carestie, pestilenze) e dalle violenze degli altri uomini (saccheggi, invasioni barbariche) e via dicendo.

Fase 2. La superstizione nella società contemporanea. Attività 1. Dopo aver introdotto l’argomento su alcune forme di superstizione tipiche del medioevo e che tutt’oggi sopravvivono, propone ai gruppi di lavoro già costituiti di ricercare in rete e su testi scritti elementi di conoscenza circa pratiche di superstizione che oggi sono in uso, quali:

  • l’uso di simboli, amuleti, talismani portafortuna (come corni, staffe di cavallo, gobbetti, teste di aglio) o di gesti scaramantici;
  • il ricorso a “fatture”, riti propiziatori, procedure per togliere il “malocchio” e altre pratiche di orientamento magico;
  • la credenza in spiriti, demonietti, geni, fate, trolls che intervengono nelle nostre faccende quotidiane;
  • l’attribuzione di facoltà speciali a determinate persone, come indovini, guaritori, santoni, che promettono di risolvere problemi d’amore, di fortuna, di ricchezza e di salute;
  • la convinzione che gli astri esercitino un’influenza sugli avvenimenti terreni, sulla salute e sulla personalità degli uomini e la conseguente fiducia nell’astrologia e nell’oroscopo;
  • la credenza che si possa prevedere il futuro attraverso la lettura delle carte e della mano (tarocchi e chiromanzia) o che interpretando i sogni si possano trarre presagi per il futuro (oniromanzia).

Quindi l’insegnante sollecita gli allievi a:

  1. confrontarsi sulle proprie convinzioni al riguardo: cosa pensano dell’oroscopo, della chiromanzia, del “malocchio”, se sono “fatalisti”, ecc.
  2. ricordare famosi casi di cronaca legati alla superstizione: vicende come quelle di Mamma Ebe, Wanna Marchi, o altri falsi illuminati che, a titolo vario, hanno estorto denaro; casi di persone che sono decedute perché hanno preferito antidoti inefficaci alla medicina ufficiale; casi di personaggi, anche famosi come la cantante Mia Martini, che sono stati tacciati come “jettatori” e per questo emarginati …

Fase 3. Le possibili spiegazioni del fenomeno. Attività 1. L’insegnante legge la celebre frase di Rita Levi Montalcini:
“L’astrologia e la magia sono antiche credenze che riaffiorano anche per il tramonto della fiducia assoluta nella scienza e per il malessere tecnologico dei nostri tempi”.
Dopo aver commentato l’asserzione della studiosa, chiarisce che questa è una delle possibili spiegazioni del fenomeno. Quindi, divide la classe in gruppi e chiede a ciascuno di essi di comporre un elaborato scritto che sviluppi i seguenti punti:

  1. quali potrebbero essere le cause del persistere della superstizione oggi (ignoranza, insicurezza, crisi del sentimento religioso, disperazione per malattie incurabili, non accettazione della realtà, mancanza di punti di riferimento …)
  2. quali sono i problemi connessi al fenomeno (proliferare di sette religiose dedite a pratiche occulte, di mistificatori vari, basti pensare ai tanti programmi televisivi in diretta in cui operano sedicenti maghi, cartomanti e fattucchiere, ai quali arriva una gran mole di telefonate con richieste d’aiuto o di consigli …).

Terminato il lavoro, i gruppi si confrontano.

Fase 4. I possibili interventi. Come si potrebbe osteggiare la superstizione oggi? Nell’età contemporanea non è più pensabile osteggiarla condannandola come peccato, come faceva la Chiesa cattolica durante il Medioevo; occorrono altri tipi di interventi, legislativi (che puniscano sette religiose, maghi, …), ma soprattutto educativi. La classe è sollecitata ad esprimere considerazioni al riguardo, successivamente, con la guida dell’insegnante, prova a progettare campagne informative, precisando: a chi rivolgerle (scolaresche, anziani …); quali contenuti trattare (inefficacia delle pozioni magiche, pericolosità dei cosiddetti “santoni” …); come realizzarle (nelle scuole, attraverso i mass media …).

 Verifica, valutazione e monitoraggio. Durante il laboratorio l’insegnante monitorizzerà la capacità di operare confronti tra passato e presente (la superstizione ieri e oggi). La verifica sarà svolta con il seguente esercizio:

  1. individua, anche con l’aiuto dei tuoi genitori e dei tuoi nonni, forme di superstizione diffuse nel luogo in cui vivi;
  2. ricerca su internet l’origine di tali credenze (esempi: l’olio che si versa è di cattivo augurio perché questo alimento nel passato era molto prezioso e costoso; ci si aspetta sette anni di sciagure in seguito alla rottura di uno specchio perché esso riflette la nostra immagine – simbolicamente la nostra identità – e, rompendosi, la fa svanire, evocando, così, la nostra morte; si pensa che un gatto nero che attraversa la strada sia presagio di disgrazia perché nel medioevo i cavalli che trainavano le carrozze di notte non vedevano i gatti neri, ma solo il riflesso dei loro occhi, che li impauriva e li faceva imbizzarrire; a questo fatto si aggiungeva la credenza che i gatti neri fossero amici delle streghe e la forma sotto cui esse si tramutavano per compiere malefici, tanto che i poveri animali erano scaraventati giù dalle torri, bruciati o seppelliti vivi nei campi, murati negli edifici affinché prevenissero i mali);
  3. prova a riflettere: alcune di queste credenze sono “innocue”, ma altre potrebbero determinare problematiche per la vita dei singoli o per la convivenza civile. Fai qualche esempio.

La valutazione seguirà i seguenti parametri: accettabilità: l’allievo sa riconoscere le forme di superstizione persistenti nel proprio contesto di vita e riflette sui pericoli connessi al fenomeno; eccellenza: cerca di comprendere quali possono essere le cause che alimentano false credenze.

                                                                                                   Chiara Napoli

 


  1. Per approfondimenti si consigliano: F. Cardini, Magia, stregoneria, superstizioni nell’Occidente medievale, La Nuova Italia, Firenze 1979; C. Ginzburg, I benandanti, Einaudi, Torino 1974; J.C. Schmitt, Medioevo “superstizioso”, Laterza, Roma -Bari 1992; A. Graf, Miti, leggende e superstizioni del Medioevo, Mondadori, Milano 1996.