Cantare le fiabe: la Cenerentola di G.Rossini

Unità interdisciplinare di Italiano e Musica per la classe prima
di Maria Luisa Necchi e Annalia Valentini

Compito unitario. L’alunno, dall’analisi della fiaba di Cenerentola e delle sue versioni letterarie, teatrali, musicali e filmiche giunge al progetto di un copione tratto dalla Cenerentola e realizzato con musiche di G. Rossini.

 

Competenza. L’alunno rappresenta stati d’animo ed emozioni utilizzando il linguaggio verbale e quello della musica e le conoscenze disciplinari acquisite.

Obiettivi di apprendimento. 1. Realizzare forme diverse di scrittura creativa, in prosa e in versi e scrivere testi teatrali per una messa in scena. 2. Conoscere, descrivere e interpretare in modo critico opere d’arte musicali e progettare eventi sonori che integrino altre forme artistiche, quali danza, teatro, arti visive e multimediali.


Obiettivi formativi. Italiano. 
L’alunno:

  • ascolta e legge fiabe, le analizza e le mette a confronto;
  • approfondisce “Cenerentola” e prepara in gruppo la sceneggiatura per una drammatizzazione.

Musica.  L’alunno:

  • ascolta, interpreta e analizza le principali forme musicali dell’opera lirica;
  • traduce e rappresenta la musica della Cenerentola di Rossini mediante gesti, movimenti, azioni e oggetti.
  • esegue con la voce e gli strumenti, da solo e in gruppo, brani tratti dalla Cenerentola di Rossini.

Attività laboratoriali.  Fase 1. Italiano.  Presentazione agli alunni del genere della fiaba. Lettura. L’insegnante dà una definizione della fiaba e delinea la differenza tra fiaba e favola.   

La fiaba è una storia fantastica nella quale sono presenti personaggi straordinari, come la fata, l’ orco, la strega  e dove opera la magia che, attraverso strumenti prodigiosi, come una bacchetta magica o un anello, risolve il problema che affligge il protagonista. Esempi sono “Cenerentola”, “Biancaneve e i sette nani”.

La favola è un racconto breve nel quale i personaggi sono animali che hanno pregi e difetti propri degli uomini. Compare già in epoca greca (con lo scrittore Esopo), poi romana (con lo scrittore Fedro), quindi è ripresa in età moderna (con La Fontaine). La favola ha un intento educativo e termina con una morale. Esempi sono “La volpe e l’uva”, “Il lupo e l’agnello”.

Per approfondire, si possono consultare i seguenti siti: 

http://www.giacomoleopardi.provincia.venezia.it/alighieri/realizzazioni/fiabe_1E/pag02.htm;

http://www.lefavole.org/fiabe.htm

L’insegnante fa conoscere i maggiori autori di fiabe, soprattutto Andersen, Perrault, i fratelli Grimm e legge anche alcune  fiabe nordiche1 e orientali2, alcuni esempi in APPENDICE; poi parla degli scrittori italiani contemporanei come Calvino, Rodari e Tofano. Nelle ore del laboratorio di lettura – particolarmente utile agli alunni stranieri e a quelli con difficoltà di apprendimento – fa rileggere le fiabe a voce alta dagli alunni.

Per quanto riguarda l’apprendimento della lettura, vedi: Maria Luisa Necchi, I nostri ragazzi non sanno leggere, Scuola e Didattica n° 11 del 15/02/09.

Per un progetto – lettura vedi box 1.

Infine, decide di lavorare sulle fiabe popolari e ne legge alcune. Vedi scheda Le fiabe popolari ((Autori come Andersen hanno scritto fiabe originali, considerate più letterarie)).
Gli alunni notano che la fiaba ha un inizio tipico, C’era una volta, quindi il tempo in cui si svolgono è indefinito, parte da una situazione che viene presto a mutare a causa di azioni esterne e di eventi che si susseguono, personaggi fantastici ed elementi magici aiutano il protagonista a ristabilire l’ordine iniziale e a risolvere i problemi intervenuti, per ristabilire l’armonia della sua vita3.

 LE FIABE POPOLARI
I popoli hanno sempre avuto il desiderio di comunicare le loro passioni e le loro aspirazioni, raccontando storie che le rappresentassero in modo velato, attraverso l’invenzione di personaggi misteriosi e di narrazioni fantastiche, nelle quali ognuno ritrovasse qualcosa di sé.
Mostri e incantesimi hanno rappresentato le paure che gli uomini hanno dovuto affrontare e i pericoli della loro esistenza umanamente insormontabili; fate talismani magie gli aiuti per risolverli.
I racconti attorno al focolare hanno tramandato oralmente, di generazione in generazione,  quelle inquietudini e quelle speranze.

Ad un certo punto della storia umana, scrittori sensibili a questo genere di narrazioni mettono per iscritto le fiabe ascoltate, arricchite dai loro stili brillanti e aggiustate dalla loro fantasia: Charles Perrault in Francia (es. Pelle d’Asino, Il gatto con gli stivali), i Fratelli Grimm in Germania (es. Hansel e Gretel, I musicanti di Brema) e Aleksandr Afanas’ev in Russia (es. Baba Jaga, L’uccello di fuoco e la principessa Vassillissa); per l’Italia Italo Calvino (es. Il principe Granchio, Giovanin senza paura).
Grazie a questi scrittori, oggi possiamo dedicarci a leggere quei fatti inventati, ma così veri dell’animo umano. Nasce in questo modo anche “Cenerentola”, che prendiamo in considerazione nel presente lavoro.

Attività. La classe si sofferma su “Cenerentola”, la fiaba che riscatta la povertà e i soprusi degli umili. L’insegnante fa notare come essa, piuttosto che rispondere ai bisogni dei bambini, rappresenti la realizzazione del sogno degli adulti che hanno sofferto nei tempi una condizione di grandi disagi: Cenerentola, simbolo di una vita misera, si sposa e diventa principessa. Ma ella rispecchia anche i desideri delle giovinette di tutte le epoche: “È il passaggio dall’età giovanile e dall’adolescenza a quella adulta, con il matrimonio”4.
Dopo avere studiato la struttura della fiaba secondo il russo Vladimir Propp ((http://www.labirintoermetico.com/03Fiabe/struttura_fiaba_secondo_propp.htm; Vedi anche Maria Luisa Necchi in: http://www.didatticare.it/comporre-insieme-una-fiaba-nuova-per-raccontarla)), gli alunni riconoscono che il finale di questa risponde alla funzione “Nozze” : “il protagonista trionfa e ottiene un premio, perché spesso sposa l’amata e/o diventa ricco e potente

Dallo studio appena intrapreso, gli alunni classificano “Cenerentola” come racconto popolare, ossia nato dal popolo, che, ripreso da narratori autorevoli, è diventata la bella fiaba dei sogni. È bene leggere almeno due versioni di questa storia, quella di Charles Perrault – nella raccolta I racconti di mamma Oca del 1697– successiva alla versione scritta dal napoletano Giambattista Basile del 1634, che lo scrittore francese depura da alcuni aspetti aspri e crudi al fine di renderla adatta a essere raccontata a corte5; e quella dei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, del 18126.

 

imm baba jaga

 

(Box 2) Baba Jaga ((“Baba Yaga’s Cat”, di Adrienne Segur in: “Le Chat Jérémie et autres histoires de chats”, dal sito: http://www.paroledautore.net/fiabe/mondo/baba-yaga.htm)).

Gli alunni, divisi in gruppi e guidati dall’insegnante cercano nelle due narrazioni gli elementi simili, quelli discordanti e quelli completamenti nuovi: soprattutto si accorgono che la conclusione è molto diversa, l’una finisce con un atto di bontà, l’altra con azioni di vendetta (box 3 e box 4).

Fase 2. Analisi e comparazione delle due fiabe. La fiaba di Perrault inizia con il fatto già accaduto della morte della mamma di Cenerentola; l’incipit dei Fratelli Grimm è diverso, in quanto accenna alla madre ancora viva, dolce e buona, che raccomanda alla piccola di essere una brava bambina. Ambedue le situazioni iniziali vedono poi la convivenza della fanciulla con la matrigna e le sorellastre, ma, mentre in Perrault è la matrigna che mette in condizione di sudditanza la figliastra, nei fratelli Grimm sono le sorellastre che scherniscono la giovinetta e la riducono a loro serva. In entrambe le storie la fanciulla viene chiamata con il nome dell’angolo della casa a lei riservato: quello del camino, nella cenere. “Cenerentola” perché la cenere è l’ultimo prodotto della legna, che segna la mancanza di vita e quindi la nullità.
La protagonista prende nomi diversi secondo i luoghi dove si tramanda la fiaba. “Zezzolla” (civettuola?7 ) era chiamata da Giambattista Basile, in Francia si chiama “Cendrillon”, in Spagna e nell’America latina è conosciuta come “La Cenicienta”, e così via.
Nella “Baba Jaga”, la protagonista è semplicemente “la bambina”.
Nell’opera di Rossini, Angelica si chiamerà di fatto “Cenerentola”.
http://www.paroledautore.net/fiabe/classiche/perrault/cenerentolaperrault.htm
ne fa un elenco (Allegato 1).

Quando la storia comincia a prendere forma, Perrault ci presenta le sorellastre che si preparano per la festa del principe e che deridono Cenerentola, alla quale non è permesso partecipare al ballo. Invece i fratelli Grimm impostano la fiaba in un altro modo: c’è il padre che va alla fiera e chiede alle figlie che cosa vorrebbero che portasse loro; Cenerentola non chiede perle e abiti belli, ma “il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno”, che compare come una stranezza. Il ramo diventerà una pianta sulla tomba della madre: sul nocciòlo si poserà un uccellino, che esaudisce di volta in volta i desideri della fanciulla. Solo dopo questo antefatto, c’è l’episodio del principe che decide di dare una festa per scegliere la sua sposa. In questa versione, la matrigna stabilisce due prove che la figliastra deve superare per andare al ballo: raccogliere un piatto di lenticchie dalla cenere, poi due piatti; le colombe le raccoglieranno per lei. Nonostante il superamento delle prove8, la donna non porterà alla festa Cenerentola, dicendole che non ha l’abito adatto e che non sa ballare. Piangendo, la povera fanciulla si reca sulla tomba della madre e chiede all’uccellino di darle un bel vestito e dei gioielli.
Nella fiaba di Perrault, l’aiutante ((Ibidem)) è la comare – fatina, che fa comparire un bellissimo vestito e, con la bacchetta magica (mezzo magico ((Ibidem))), trasforma una zucca in carrozza e dei topolini in cavalli e cocchiere. La comare però dà un ordine9: a mezzanotte

Cenerentola dovrà tornare a casa, perché tutta la magia svanirà ed ella tornerà vestita di stracci (ostacolo ). La W. Disney segue questa versione per il suo cartone animato.

Anche nei Fratelli Grimm, Cenerentola si allontana a tarda notte, ma fugge in una colombaia, dove non sarà trovata. Le sorelle, dopo essere tornate a casa, descrivono la festa alla poveretta, che non svelerà il suo segreto. Il ballo si ripete per tre giorni nei Grimm, per due in Perrault; l’ultimo giorno, in entrambe le fiabe Cenerentola perderà, fuggendo, la scarpetta. La conclusione è simile: c’è la prova della pantofolina di vetro, ma, mentre Perrault termina così la sua fiaba:

Tutta adorna com’era, la si condusse dal giovane principe, questi la trovò più bella che mai, e pochi giorni dopo la sposò. Cenerentola che era non meno buona che bella, fece alloggiare le due sorelle a palazzo reale, e le maritò, lo stesso giorno, a due gran signori della Corte

i Fratelli Grimm concludono:
Quando stavano per essere celebrate le nozze con il principe, arrivarono le false sorellastre: esse volevano ingraziarsi Cenerentola e partecipare alla sua fortuna. All’entrata della chiesa, la maggiore si trovò a destra di Cenerentola, la minore alla sua sinistra. Allora le colombe cavarono un occhio a ciascuna. Poi, all’uscita, la maggiore era a sinistra e la minore a destra; e le colombe cavarono a ciascuna l’altro occhio. Così esse furono punite con la cecità per essere state false e malvagie.

Dopo la comparazione delle due narrazioni, l’insegnante assegna schede di verifica sulle fiabe e sul loro confronto (box 5 e box 6) e assegna una valutazione (vedi Verifica e valutazione).
Sarebbe interessante che l’insegnante d’Italiano si accordasse con i colleghi di lingua Francese e di Lingua Tedesca per fare un confronto di qualche passo delle fiabe in lingua originale.

Fase 3. Trasposizione in un testo teatrale della fiaba “Cenerentola” e incontro con la musica di Rossini.
Con lo scopo di una successiva riduzione della fiaba, gli alunni cercano le funzioni di Propp presenti in “Cenerentola”; per esempio, l’aiutante fata e l’elemento magico della bacchetta nel testo di Perrault; le prove da superare inflitte dalla matrigna nella versione dei Fratelli Grimm e altre ancora: ne sceglieranno alcune per la loro composizione.

In un cartellone murale elencano le funzioni selezionate e gli elementi della fiaba da tenere presenti nel lavoro di rielaborazione. Un gruppo-guida imposta la fiaba di classe ed assegna compiti agli altri gruppi. Gli alunni con difficoltà e quelli stranieri sono inseriti uno per gruppo ed hanno un “tutor” , nella persona di un  compagno che spiega la procedura scelta ed assegna loro un compito adeguato, che sia utile al lavoro comune.

L’insegnante guida e controlla sempre. Infine, gli alunni si apprestano a conoscere altre forme artistiche che rappresentano la fiaba: il cartone animato di Walt Disney10; una “Cenerentola” su You Tube11; il balletto di Prokofiev; la “Cenerentola” di Rossini nella regia di Carlo Verdone dalla traduzione di Collodi12 L’insegnante presenta schede di verifica alla fine di ogni ascolto.
In ultimo, gli alunni guardano, insieme con l’insegnante di Italiano e l’insegnante di Musica, l’opera di Rossini, che fu rappresentata la prima volta il 25 gennaio 1817 al Teatro Valle di Roma – e che fu un insuccesso, prima i diventare popolarissima13.

I ragazzi leggono il libretto dell’opera e si accorgono che lo scrittore si allontana dalla trama delle due fiabe analizzate: Jacopo Ferretti, pur ispirandosi al lavoro di Perrault, sceglie per il suo libretto “Cenerentola, ossia la bontà in trionfo” , un patrigno malvagio e, nella veste di aiutante, il filosofo Alidoro. Il finale è allineato a quello di Perrault: Cenerentola perdona le cattive sorellastre (Box 7).
La classe finalmente è pronta per lavorare sulla rappresentazione.
I gruppi decidono le parti da rielaborare e, con il controllo dell’insegnante, tracciano il copione della loro “Cenerentola”, frutto dello studio e della selezione operata.
Vi sarà molta attenzione ai dialoghi e verranno sottolineati gli atteggiamenti da tenere sul palco. Seguirà la scelta dei ruoli e la conseguente memorizzazione delle parti.
È il momento di soffermarsi sull’aspetto musicale e lo studio delle arie.

Fase 4. Musica.  L’opera lirica è un genere musicale che intreccia diversi linguaggi: quello verbale, quello scenico e quello, appunto, musicale. Quest’ultimo è forse il linguaggio meno apprezzato dai ragazzi, perché poco realistico. Il motivo per il quale gli attori invece di parlare debbano sempre cantare, allungando l’esibizione e interferendo sulla comprensibilità delle parole, e perché debba essere presente anche tutta l’orchestra, questo non lo comprendono del tutto: è quindi molto importante allenarsi a gustar la musica, per esempio quella della fiaba Cenerentola di Gioacchino Rossini (1792-1868), forse il musicista più dotato di humor della storia musicale italiana. La sua musica riuscirà senz’altro a catturare ed affascinare i nostri ragazzi. Si dice che lo stesso Rossini, dopo l’insuccesso della prima della Cenerentola, dicesse al librettista rattristato (Jacopo Ferretti): “Sciocco! Non si terminerà il carnevale senza che tutti se ne innamorino; non passerà un anno che sarà cantata dal Lilibeo alla Dora…..”. E così fu!!! Le ultime esecuzioni romane ebbero una calorosa accoglienza e l’opera divenne una delle favorite del pubblico romano.

Una sinfonia da ballare e un’aria da cantare. Cominciamo con l’analisi della sinfonia, che apre il melodramma giocoso la Cenerentola. Essa è puramente strumentale e anticipa il clima della fiaba: ai ragazzi diremo che ha la stessa funzione delle sigle, o dei titoli di testa dei film. Facciamo ascoltare più volte i primi due minuti della sinfonia chiedendo alla classe di individuare le sezioni, i frequenti cambi di carattere, di andamento e di dinamica, di riconoscere gli strumenti che emergono rispetto agli altri (l’organico è formato da: due flauti o ottavini, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe, trombone, archi). La compilazione di una griglia di questo tipo li aiuterà a fissare le diverse sezioni della sinfonia e le sue principali caratteristiche musicali.

Griglia d’analisi della Sinfonia della Cenerentola

Griglia  d'analisi

Un modo per rendere ancor più attivo l’ascolto consiste nel far inventare un balletto sulla musica della sinfonia che servirà per introdurre la rappresentazione della Cenerentola a fine anno.

Foto 3

Cantare le fiabe: La Cenerentola di G. Rossini “Sinfonia balletto”

Nella scena d’apertura Angiolina/Cenerentola canta la sua canzone preferita: la cavatina14Una volta c’era un re“, una melodia cullante in 6/8, di solo 20 battute che ci presenta la protagonista Angelina dolce e buona, ma anche decisa a cambiare la sua condizione di serva e a trionfare sulle cattiverie del patrigno e delle sorellastre, lo rivelano le agilità vocali, tipiche della scrittura rossiniana, della ripresa (Sprezza il fasto e la beltà).

Una volta c’era un re di G. Rossini

 

Andantino

ANDANTINO

Andantino 2

La breve canzoncina in re minore, ben si presta all’esecuzione vocale e strumentale da parte degli allievi. Si studierà la partitura, appositamente riscritta per strumenti scolastici e strumentario Orff  e si organizzerà in classe un ensemble composto da un gruppo coro, un gruppo accompagnatori: alle tastiere, alle piastre e alle percussioni.

Partitura: Una volta c’era un re (riduzione per voce e strumenti scolastici)

Fase 5. Rappresentazione animata dell’Aria di Don Magnifico

L’ascolto dell’aria di presentazione di Don Magnifico (basso buffo): Miei rampolli femminini (Atto I, scena II) avverrà solo dopo che la classe  avrà ascoltato e intonato i suoi temi principali, quello solenne introduttivo, il tema del chiacchiericcio, quello ridicolo del sogno dell’asino volante, il tema delle campane, il tema finale a terzine con l’immancabile crescendo. Durante un primo ascolto i ragazzi, muniti del testo, individueranno la struttura tripartita dell’aria; al secondo ascolto segneranno i gesti, i movimenti, le azioni,gli oggetti di scena che possono scaturire dal significato delle parole cantate e dalla musica; si chiederà loro di immaginare una possibile rappresentazione animata dell’aria che commenti pure visivamente il capolavoro rossiniano con l’intento di promuovere e far apprezzare a un pubblico di loro coetanei lo spirito beffardo e la struttura  musicale.
Alla classe divisa in piccoli gruppi si potrebbe richiedere un copione con il testo della cavatina di Don Magnifico, i frammenti musicali corrispondenti e l’annotazione precisa delle entrate dei personaggi, dei movimenti e degli oggetti di scena previsti.

Copione aria Don Magnifico animazione (All. 2)

Fase 6. Il concertato.
È questo il momento di introdurre alcune attività sul concertato15 dell’atto secondo: Questo è un nodo avviluppato, forse il brano più famoso e comico della Cenerentola. La fiaba è quasi al suo epilogo: il principe Ramiro, sorpreso dal temporale, è costretto a sostare nella casa di Don Magnifico, ma senza immaginare che proprio lì sta per incontrare la bella sconosciuta di cui è innamorato. E qui la sorpresa è al massimo: perché la dama sconosciuta ha i panni di una servetta? E il principe vorrà sposare una serva?

I sei personaggi presenti in scena sono:

-il principe Ramiro (tenore)

-Cenerentola (mezzosoprano)

-le due sorellastre Tisbe e Clorinda (soprani)

-il cameriere del principe Ramiro (basso)

-il patrigno Don Magnifica (basso buffo)

Innanzitutto, chiediamo ai nostri allievi di recitare il testo in piccoli gruppi, sottolineando e enfatizzando le parole che più suggeriscono la sorpresa, lo sconcerto, il delirio e la confusione di tutti i presenti.

Poi, prevediamo l’esecuzione in coro della parte iniziale del sestetto16 si procederà facendo familiarizzare il coro-classe con la melodia del tema iniziale: Questo è un nodo avviluppato, questo è un gruppo rintrecciato;  poi, nelle ripetizioni tematiche, si stabilirà l’alternanza delle voci maschili e di quelle femminili e nel crescendo finale (E comincio a delirar) il tutti fortissimo.

Questo è un nodo avviluppato di G. Rossini (riduzione a una voce)

Infine si proporrà l’ascolto del CD  dell’intero sestetto rossiniano; i ragazzi disporranno di una scheda d’ascolto da cui potranno seguire il brano poco per volta, seguendo lo scorrere del tempo in minuti e secondi; la scheda conterrà, pure, una serie di domande tendenti a catturare l’attenzione degli allievi ed orientarli verso un’analisi musicale puntuale e approfondita; è necessario avere a disposizione cronometri per misurare la durata delle diverse sezioni del concertato.
Foto4

Cantare le fiabe: La Cenerentola di G. Rossini, sestetto Questo è un nodo avviluppato

 

Altri ascolti da proporre e da rappresentare e danzare:

Coro:O figlie amabili (Atto I scena I)

Scena e duetto: Un soave non so che (Ramiro e Cenerentola Atto I scena III)

Coro e cavatina: Scegli la sposa affrettati/Come un’ape ne’ giorni d’aprile ( Dandini Atto I scenaVI)

Quintetto: Nel volto estatico (Atto I scenaVI)

Duetto: Zitto zitto piano piano (Dandini,Ramiro Atto I scenaXI)

Coro: Mi par d’essere sognando ( Atto I scena XV)

Il Temporale (Atto II scenaVI)

Finale: Non più mesta accanto al fuoco ( Cenerentola e coro Atto II scena ultima)

L’UA interdisciplinare si concluderà con il montaggio dei materiali musicali acquisiti nelle attività sperimentate (esecuzioni strumentali e vocali, animazioni delle principali arie con mimi,gesti, movimenti, oggetti e danze) uniti alle parti recitate preparate nelle lezioni di italiano e con la rappresentazione dello spettacolo di fine anno dal titolo:
Cantare le fiabe: La Cenerentola di Rossini davanti a un pubblico di ragazzi e genitori.

Verifica, valutazione, monitoraggio.

La verifica riportata nel box 5 potrà essere valutata con il seguente criterio: per l’accettabilità, l’alunno dovrà avere risposto ad almeno sette domande in modo esatto, anche se sintetico. Per l’eccellenza, dovrà avere risposto a tutte le domande in modo esatto, approfondito e personale, denotando un senso critico.

La verifica finale si attua valutando la qualità del prodotto costruito dalla collaborazione di tutti; è valutata singolarmente la comprensione del genere e la memorizzazione delle parti; la correttezza nell’uso dello strumento musicale,l’intonazione e la precisione nelle entrate in scena;si terrà conto anche della partecipazione, nonché della volontà di correggere i propri errori.

Monitoraggio. Durante tutte le fasi del lavoro, l’insegnante osserva l’attenzione e l’impegno di ciascun alunno, con l’intento di sollecitare, eventualmente, l’una e l’altro.

Infine, la richiesta di compilare un questionario, anche anonimo, ci darà la possibilità di conoscere il gradimento del laboratorio interdisciplinare svolto sulla Cenerentola.

Questionario di valutazione sulla Cenerentola fac-simile

Questionario

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annalia cenerentola 133

Cantare le fiabe: La Cenerentola di G. Rossini, foto rappresentazione.

Maria Luisa Necchi e Annalia Valentini

                                

 

 

 

 

 

 

 


  1. http://www.paroledautore.net/fiabe/classiche/altrenordiche/montagna_vetro.htm 

  2. http://www.paroledautore.net/fiabe/mondo/arabe.htm 

  3. Fiabe scritte da alunni si trovano in www.marialuisanecchi.it 

  4. Barabino – Marini, Le pietre bianche, vol. 1, SEI, Torino 2010, pag. 153 

  5. http://www.treccani.it/enciclopedia/cenerentola_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/ 

  6. http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/cenerentola 

  7. http://it.wikipedia.org/wiki/Zeza 

  8. funzioni di Propp in http://www.labirintoermetico.com/03Fiabe/struttura_fiaba_secondo_propp.htm 

  9. Ibidem 

  10. http://lnx.ginevra2000.it/Disney/favolacenerentola.htm 

  11. https://www.youtube.com/watch?v=8aYnNy6-goY prima parte; https://www.youtube.com/watch?v=qFOSBQgdkZU  seconda parte 

  12. . http://www.libri.rai.it/dl/portali/site/a(Box 7 ).rticolo/ContentItem-8e502085-46a6-44ad-ae0e-6e55eb250211.html 

  13. https://www.youtube.com/watch?v=HXZn1j_484U 

  14. In un’opera lirica è l’aria con cui ciascun personaggio si presenta in scena 

  15. L’intervento simultaneo di più personaggi cantanti testi e melodie diverse. 

  16. È opportuno che l’insegnante trascriva e riduca la partitura contrappuntistica , così da rendere il pezzo eseguibile da ragazzi di scuola media. 

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