Costruire sceneggiature per sketch comici

Unità di apprendimento di Italiano per la classe seconda
di Maria Famiglietti e Elvira Campanile

Compito unitario. Dopo aver analizzato e compreso le strutture linguistiche dell’assurdo, sullo stile di Carlo Manzoni, produrre scenette di vita scolastica applicando le strategie che creano il linguaggio dell’assurdo da recitare alle classi del proprio istituto nella festa di fine anno.

imm 1

Competenze. 1. Leggere testi letterari cogliendone la struttura e l’intenzione comunicativa.  2. Scrivere testi adeguati a situazione, scopo e destinatario.

Obiettivi di apprendimento. a. Leggere testi letterari cogliendone le caratteristiche formali e l’intenzione comunicativa. b. Produrre testi creativi su modelli dati.

Obiettivi formativi. L’alunno:
– sceglie testi letterari adeguati allo scopo richiesto;
– individua la struttura formale e le strategie linguistiche presenti in un testo;
– scrive testi narrativi comici su un modello dato.

Attività laboratoriali. Fase 1.  Analisi dei testi-modello e individuazione dei meccanismi dell’ambiguità comunicativa. I ragazzi ricercano sulla rete web i testi dell’umorista Carlo Manzoni, per avviare l’analisi delle strategie presenti che generano situazioni divertenti basate sul linguaggio dell’assurdo.
Gli alunni presentano alcuni testi che hanno scelto, per lo più tratti dalle avventure del signor Veneranda, vengono letti e se ne individuano due su cui lavorare (All. 1).

Attività 1. Con gli alunni si legge attentamente il primo testo, Al ristorante, con lo scopo di cogliere le ambiguità linguistiche che determinano l’incomprensione e quindi lo sviluppo illogico del dialogo.

1. Il predicato. Gli alunni impegnati in questa attività notano ben presto che la prima battuta del cameriere (il signore mangia?) è composta da un predicato con cui il cameriere esprime una richiesta implicita, vale a dire: il signore desidera mangiare qui da noi?
Invece il signor Veneranda intende il significato del verbo in senso assoluto e risponde di conseguenza, spiazzando il cameriere con un elenco nutrito di cibi che egli solitamente mangia e provocando un primo effetto comico basato proprio sul meccanismo dell’incomprensione.

2. Lo slittamento semantico. Altri alunni fanno poi notare che il cameriere, cercando di precisare la sua richiesta, usa l’avverbio adesso, intendendo ora qui al ristorante, mentre Veneranda interpreta la parola nel suo significato preciso vale a dire in questo istante. A questo punto le insegnanti intervengono per chiarire che in questo caso l’equivoco è causato da uno slittamento di significato (semantico) della parola, che può essere usata sia in senso proprio sia in senso figurato intendendo così una precisazione temporale meno stringente. Da questa ambiguità linguistica il dialogo si sviluppa con una logica impeccabile che genera però una situazione assurda, nella quale i due interlocutori non si capiscono in quanto usano parole uguali, ma attribuendo ad esse significati diversi. Infine nel botta e risposta finale il cameriere completamente confuso chiede a Veneranda: che cosa vuole?, cercando di ottenere l’ordinazione per il pranzo, ma anche in questo caso il cliente, intendendo la richiesta in senso proprio, come se egli volesse qualche cosa dal cameriere, risponde: nienteassolutamente niente.

Dall’analisi sono dunque emersi alcuni meccanismi che l’autore utilizza per creare l’ambiguità comunicativa o il cosiddetto dialogo fra sordi: il primo relativo al predicato mangia gioca sulla decontestualizzazione, in quanto questo verbo in se stesso significa ingerire cibo per nutrirsi, ma se rivolto a un cliente seduto al tavolo di un ristorante assume in base al contesto ambientale il significato di: ordinare un pasto; il secondo meccanismo gioca invece come si è detto sullo slittamento semantico e quindi sul valore variabile che una stessa parola, l’avverbio adesso può assumere all’interno del discorso a seconda dell’intenzione comunicativa che il più delle volte non viene chiaramente esplicitata a parole, ma rimane affidata al tono di voce, alla gestualità, al modo di esprimersi di una persona.

Attività 2. Si passa ora all’analisi del dialogo La chiave, che appare subito più complesso nella sua struttura.

1. All’inizio i ragazzi si accorgono che l’equivoco tra il signor Veneranda e la persona che si affaccia dalla finestra del terzo piano sentendolo fischiare, nasce dall’interpretazione che quest’ultimo dà del fischio di Veneranda, che attribuisce alla sua volontà di richiamare l’attenzione di qualcuno del palazzo per poter entrare in casa essendo senza chiave. Quindi invece di domandargli: vuole entrare? Gli chiede semplicemente se è senza chiave e Veneranda, che evidentemente è sprovvisto della chiave di casa sua risponde affermativamente. Da qui si snoda un dialogo dove l’assurdità e le incomprensioni nascono da una situazione in cui il signore del terzo piano continua a interpretare ciò che dice Veneranda come le parole di una persona che voglia entrare in quella casa, mentre Veneranda stesso si limita a rispondere a tono alle domande fino a quando finalmente l’altro gli chiede: ma lei deve entrare? Qui il dialogo riprende con delle battute nelle quali Veneranda nega via via le intenzioni che il signore del terzo piano gli aveva attribuito, di modo che sembra che si giunga a una conclusione quando il signore affacciato si rende conto dell’equivoco iniziale che aveva indotto a credere che Veneranda fischiasse perché era senza la chiave del portone.

2. A questo punto è Veneranda a prendersi gioco dell’altro mediante la costruzione di un sillogismo sulle parole del signore affacciato al terzo piano: poiché egli dice: io credevo che lei abitasse qui, ho sentito che fischiava, allora Veneranda insinua che tutti quelli che abitano in quella casa fischiano, cioè inferisce da una premessa vera una conclusione non dimostrata.

3. La matassa si ingarbuglia ancora di più con l’apparizione di un altro abitante del palazzo che si affaccia aumentando ancora le incomprensioni e l’assurdità della situazione.

Attività 3. Via via che procede l’analisi dei brani con le osservazioni degli alunni e le chiarificazioni degli insegnanti, i ragazzi riportano tutto sul loro quaderno di educazione linguistica, evidenziando i meccanismi individuati e registrando il lavoro di analisi e di riflessione sulla lingua che ha costantemente accompagnato e sostenuto la ricerca delle strutture comunicative. Con analoga metodologia si possono leggere e analizzare anche altri brani umoristici di Carlo Manzoni.

Fase 2. Dal modello letterario alla produzione del testo teatrale. La classe viene organizzata in gruppi, che si accordano per individuare una situazione comune nell’ambito scolastico nella quale ambientare altrettanti dialoghi dell’assurdo costruiti secondo il modello studiato. I ragazzi si mettono al lavoro e dopo aver discusso in profondità le battute e i meccanismi linguistici da utilizzare, giungono a produrre dei testi condivisi che riportiamo (All. 2).

Analisi linguistica. Come si può notare analizzando le varie scene dello spettacolo, con l’uso di meccanismi linguistici  relativamente semplici, gli alunni hanno ottenuto dialoghi scoppiettanti e decisamente comici.

Nella scena 1 si applicano i medesimi meccanismi del dialogo Al ristorante di Carlo Manzoni con l’equivoco tra studiare nel senso di frequentare la scuola e studiare inteso come applicarsi in una materia; successivamente si utilizza l’avverbio di tempo adesso in senso proprio e in senso generico provocando l’incomprensione tra genitore e insegnante.

Nella scena 2, dopo alcune battute scherzose in cui l’alunno provoca l’insegnante, si introduce uno slittamento semantico tipico del verbo contare che da un lato significa calcolare e dall’altro può assumere il significato traslato di essere considerato, slittamento che nella battuta finale dell’alunno viene usato prima in un senso, poi nell’altro, causando un irresistibile effetto comico.

La scena 3 è tutta giocata su una preposizione che cambia il significato della parola bagno: andare in bagno viene normalmente inteso come recarsi ai servizi igienici, mentre andare al bagno può essere inteso come recarsi al mare per bagnarsi. Da questo fraintendimento iniziale si sviluppa una gustosa sequenza di botta e risposta in cui sia l’insegnante che l’alunno si esprimono avendo in testa due significati diversi dello stesso termine.

Nella scena 4 l’ambiguità linguistica è invece giocata sull’espressione la “lezione di oggi”, che per l’insegnante significa la lezione assegnata nei giorni precedenti per oggi, mentre per l’alunno vuole dire la lezione che deve essere svolta oggi. L’equivoco nel finale è ancora rinforzato quando l’insegnante, per spiegarsi meglio, chiede all’alunno di esporre la lezione del giorno e questi del tutto impreparato risponde che lui non sa nulla dei programmi della giornata che la professoressa vuole svolgere.

La scena 5 si rifà al modello de La chiave di Manzoni in quanto parte da un fraintendimento: il bidello vedendo un alunno camminare avanti e indietro interpreta il suo atteggiamento come segno di nervosismo e l’alunno di rimando gli chiede perché se qualcuno cammina deve essere per forza nervoso e incalza costruendo un sillogismo per il quale, allora, tutti quelli che camminano per il corridoio dovrebbero essere anche essi nervosi.

Nella scena 6 l’ambiguità è ancora di tipo semantico in quanto si gioca sulla parola cavoli che può indicare un genere di verdura oppure, nel linguaggio gergale, una arrabbiatura, una preoccupazione.
L’effetto comico è potenziato da due altri elementi: il dialogo si svolge in un negozio di fruttivendolo e il cliente si chiama Verza. Successivamente c’è anche il gioco tra la parola orticoltura e il termine cultura.

Verifica, valutazione, monitoraggio. Poiché il prodotto dell’attività di apprendimento è la recitazione di un testo teatrale davanti a un pubblico, la valutazione più significativa non può che essere quella del successo dello spettacolo, misurabile nell’intensità e nella durata degli applausi. Sotto il profilo più scolastico la verifica consiste nella corretta stesura scritta dei passaggi necessari per ottenere un testo di questo tipo e nell’individuazione dei meccanismi linguistici dell’assurdo.
L’eccellenza si ottiene nel sapere comunicare a chi non ne è informato tali passaggi e tali meccanismi in modo che siano compresi, mentre il livello di accettabilità si denota quando l’alunno mostra di aver compreso la struttura del testo ma non è efficace nella sua formalizzazione.

                                                                        Maria Famiglietti, Elvira Campanile

 

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